La legalità non è un optional: Guido Clemente di San Luca e la difesa delle regole nel calcio
Il vertice di Lissone, le direttive del designatore Orsato e il monito di un giurista sulla differenza tra interpretare e riscrivere le regole
Nel dibattito calcistico italiano si fa spesso un uso fin troppo disinvolto del concetto di “spettacolo”, piegando le norme a logiche di convenienza o a indirizzi estemporanei privi di qualsiasi fondamento giuridico. A riportare il discorso sui binari del diritto e della coerenza è, ancora una volta, l’analisi rigorosa del professor Guido Clemente di San Luca, che nei giorni scorsi è tornato a scrivere sul tema, definendosi “profondamente sconcertato” dagli esiti del vertice arbitrale.
Il vertice di Lissone e le direttive di Orsato
Il caso concreto da cui muove la riflessione del professore è il vertice tenutosi lunedì scorso al Centro VAR di Lissone tra Lega Serie A, AIA e le società di Serie A. In quella sede il responsabile della CAN e designatore, Daniele Orsato, avrebbe indicato agli arbitri di garantire “meno interruzioni, più continuità e una linea chiara sui contatti leggeri” per il resto della stagione, con l’obiettivo dichiarato di favorire lo spettacolo. Sulla stessa linea si sarebbe espresso anche il direttore tecnico dell’AIA, Domenico Messina, indicando fra gli obiettivi del proprio lavoro con Orsato anche il contributo al miglioramento dello spettacolo offerto.
Per Clemente di San Luca il problema non è la finalità – l’innalzamento della qualità arbitrale è obiettivo legittimo – ma la fonte: né il designatore né il direttore tecnico dell’AIA hanno titolo per decidere “di far giocare di più”, competenza che spetta esclusivamente all’IFAB, l’unico organo abilitato a modificare le regole del gioco, peraltro nel rispetto di una procedura di produzione e pubblicazione che le renda conoscibili a tutti.
Regole certe contro le “direttive” senza titolo
Il cuore della riflessione del professore tocca un nervo scoperto del nostro sistema sportivo. Troppo spesso si confonde l’interpretazione della norma con la sua riscrittura arbitraria contra legem. Come evidenziato da Clemente di San Luca, le uniche modifiche strutturali ammissibili sono quelle introdotte dagli organi competenti designati – l’IFAB – nel rispetto dei canoni procedurali e di pubblicità che connotano qualsiasi Stato di diritto. Le “raccomandazioni” o gli “indirizzi” calati dall’alto, per quanto rivestiti dell’autorevolezza del designatore, restano – spiega il professore – semplice soft law: possono al più orientare l’interpretazione delle regole esistenti, mai svuotarne il contenuto prescrittivo.
Il riferimento tecnico è alla Regola 12, che tipizza espressamente le condotte vietate – negligenza, imprudenza, vigoria sproporzionata, condotta violenta, DOGSO – e che il designatore non ha il potere di reinterpretare in via amministrativa, “depenalizzando” di fatto, ad esempio, la trattenuta di maglia sulla base di un giudizio di intensità rimesso al singolo arbitro. Un’omissione di intervento del VAR su un fallo dubbio, ricorda il professore, non è un errore “scusabile” ma una violazione del Protocollo, che impone la revisione di ogni episodio dubbio: fra le partite citate come esempio, Bologna-Torino, Juventus-Atalanta e Fiorentina-Napoli.
Una coerenza che resiste alle mode del momento
È qui che emerge la coerenza di Guido Clemente di San Luca. Mentre il mondo del pallone – dirigenti, allenatori, gran parte dei media – si è mostrato pressoché unanime nell’accogliere la linea di Orsato, la voce del professore resta un punto di riferimento fuori dal coro. Come nota anche il giornalista Paolo Ziliani, cui il professore fa riferimento, buona parte dell’aumento del tempo di gioco effettivo in questo avvio di stagione discende in realtà dalle vere modifiche regolamentari introdotte dall’IFAB – i tempi contingentati per rimesse laterali, rinvii del portiere, uscite per infortunio – e non dal “merito” attribuito alle direttive del designatore. Della vicenda, e del ruolo del professore nel darne conto in termini giuridici, ha scritto anche Vittorio Zambardino sul Corriere del Mezzogiorno, richiamando l’intervento di Clemente di San Luca sulla giuridicità delle regole del calcio nel proprio resoconto della settimana calcistica.
Non c’è spazio, per il professore, per sconti o giurisprudenze “a geometria variabile”: o le regole valgono per tutti, allo stesso modo, oppure ci si avvia verso l’arbitrio di chi detiene il potere di turno – un rischio che Clemente di San Luca non esita a definire eversivo rispetto all’ordinamento sportivo vigente.
Il confronto con l’estero: il caso Inghilterra-Spagna
Un riscontro concreto alla tesi del professore arriva proprio in questi giorni da un episodio internazionale, documentato ancora da Paolo Ziliani su “Palla avvelenata”. Nell’amichevole di Nations League Inghilterra-Spagna, i due arbitri italiani designati dall’UEFA – Massa in campo, Di Bello al VAR – si sono attenuti al regolamento IFAB senza applicare la linea di tolleranza sui contatti minimi in voga in Serie A: su un contrasto in area fra Rodri e Bellingham, Di Bello ha richiamato Massa alla revisione a bordo campo, e l’arbitro ha concesso il calcio di rigore.
Secondo Ziliani, lo stesso episodio, in un campionato di Serie A orientato dalle direttive di Orsato, difficilmente sarebbe stato sottoposto a revisione: il giornalista ricorda che nelle prime cinque giornate di campionato, su cinquanta partite, si è registrata una sola On Field Review, per un fallo di mano in Genoa-Frosinone, e cita come esempi di episodi dubbi non rivisti dal VAR l’intervento su Keita in Juventus-Parma, quello su Monterisi in Fiorentina-Frosinone e quello su Vazquez in Genoa-Napoli. Il paradosso, per Ziliani, è che gli stessi arbitri italiani, chiamati a dirigere una gara internazionale, tornano ad applicare senza esitazioni il regolamento IFAB: una conferma indiretta della tesi di Clemente di San Luca, secondo cui le regole del gioco non possono cambiare a seconda del contesto, ed è semmai la prassi del designatore a costituire un’anomalia tutta italiana rispetto allo standard internazionale.
Una battaglia di civiltà giuridica
La difesa del diritto nel calcio non è un esercizio per pochi accademici pedanti, come qualcuno superficialmente potrebbe pensare, ma la condizione senza la quale non esiste vera tutela della dignità di tifosi e atleti, né della credibilità stessa del campionato. In questa battaglia di civiltà giuridica, la coerenza con cui Guido Clemente di San Luca torna, stagione dopo stagione, a richiamare la distinzione fra interpretazione e riscrittura delle regole rappresenta un patrimonio di cui il calcio italiano avrebbe un disperato bisogno.
