Mestre, dove la stazione finisce e inizia la storia
Il Palazzo Podestarile - foto di Didier Descouens - Opera propria, CC BY-SA 3.0,
Appunti di un viaggio: Venezia
di Bruno Marfé
Arrivare a Mestre, per molti, è solo un passaggio obbligato, un limbo di binari e valigie a rotelle prima di tuffarsi nella laguna veneziana. Ma è proprio qui, tra l’andirivieni frenetico della stazione e le insegne un po’ stinte dei locali per turisti, che la realtà decide a volte di sorprenderti, servendoti un pezzo di vita vera su un tavolo spoglio.
Tutto è iniziato con una provocazione. Un amico, guardando il menu esposto, sentenzia con il tipico scetticismo del viaggiatore esperto: “I menu con le foto dei piatti… ristorante da scartare a priori!”.

È un dogma intramontabile: se vedi l’immagine della pasta, il posto è una “trappola”.
Eppure, il profumo che usciva dalla cucina raccontava un’altra storia. “Infatti ho ordinato la lasagna appena preparata! L’ho vista io mentre la sfornavano”, ho risposto, sfidando il pregiudizio. Lui è rimasto dubbioso: “Non ci vado tanto appresso… com’è? Buona?”. La risposta è stata un “Sì” pieno, di quelli che nascono dallo stupore: una lasagna verace, calda, capace di smentire l’estetica spartana del locale grazie al tocco di un giovane chef, preparato ed esperto.
Ma il cuore dell’esperienza non stava nei fornelli, bensì nell’incontro con Ammar. Palestinese di origine, in Italia da oltre trent’anni, Ammar è l’anima di questo luogo. Qui ha costruito la sua vita, qui sono nate e cresciute le sue figlie; l’Italia è, a tutti gli effetti, la sua seconda patria.
Con la naturalezza di chi ha visto passare migliaia di volti, Ammar si è fermato a riflettere con noi. Abbiamo toccato la situazione attuale in Medio Oriente, quei conflitti che lui porta sulla pelle e nei ricordi. “È sempre stato così, con alti e bassi”, ha precisato con una calma lucida, una saggezza che non cerca commiserazione ma dialogo.
In questo spazio di confronto, il discorso è scivolato naturalmente su Rula Jebreal, una delle voci palestinesi più autorevoli e coraggiose nel panorama internazionale. Ho raccontato ad Ammar del prossimo Premio Elsa Morante che Rula riceverà a Napoli: un riconoscimento che non è solo letterario, ma un simbolo di resistenza culturale e verità. È stato un momento di connessione profonda, dove la cronaca di un viaggio si è trasformata in un ponte tra Napoli, Mestre e la Palestina.
Il verdetto di questi appunti? Un locale spartano e dai prezzi accessibilissimi che nasconde una gestione di rara dignità. Ma soprattutto, un promemoria per ogni viaggiatore: a volte, bisogna avere il coraggio di ignorare le foto sul menu per scoprire l’umanità di chi, con orgoglio, quel menu lo porta in tavola.
