La chiesetta di San Leonardo e il cognome D’orio sull’isola di Procida
imm. web
Dalla leggenda del mercante castigliano alla fuga di nobildonne e principi: il piccolo scoglio davanti alla Chiaia, oggi nascosto sotto la colmata ottocentesca, custodisce secoli di avventure e devozione popolare.
di Elio Notarbartolo
Procida (NA) – San Leonardo (che poi era un arcangelo) ha una chiesetta dedicata dai Procidani al suo nome, che è alquanto diffuso sull’isola. Anche il cognome D’Orio è abbastanza comune a Procida, ma sembra di origine spagnola‑castigliana.
Infatti, più o meno mille anni fa, un mercante castigliano, Leonardo D’Orio, dopo essere uscito indenne da una violenta tempesta, fece voto a San Leonardo di costruire una chiesetta a lui dedicata nel punto in cui era riuscito a sbarcare. Questo punto non era propriamente la terraferma, ma un isolotto posto di fronte alla spiaggia della Chiaia, a pochi metri da essa, di fronte a via Caracciolo a Napoli.
La chiesetta dedicata a San Leonardo fu costruita nel 1028.
Oggi l’isolotto e la chiesetta non sono più visibili perché, alla fine dell’Ottocento, i Napoletani realizzarono una colmata per ampliare la villa comunale. Tuttavia, esistono ancora sotto la colmata, più o meno all’altezza della Rotonda Diaz.
L’isoletta era un luogo adatto per far prendere terra ai navigli più pesanti delle barche, perché il fondale era di circa 2 metri.
Nel 1419, il marito di Giovanna d’Angiò, regina di Napoli, vi fece costruire un vero e proprio pontile. Fu da lì che poté fuggire con un piccolo veliero per sottrarsi ai nemici della regina e raggiungere sano e salvo la Francia.
E fu grazie a quel pontile che la moglie del principe di Bisignano, coinvolto nella famosa “Congiura dei Baroni” del 1486 contro il re Ferrante d’Aragona e condannato a morte insieme a tutti i suoi parenti, riuscì a fuggire via mare verso Terracina, eludendo la sorveglianza degli Aragonesi.
Vannella Gaetani non era stata uccisa perché aveva tre giovani figli, ma era sorvegliata a vista dalle guardie del re. Che fece questa giovane donna, che si dice fosse dotata anche di una straordinaria bellezza?
Cominciò a frequentare la chiesetta di San Leonardo sullo scoglio con solerzia quasi quotidiana, tanto che, dopo un po’ di tempo, le guardie allentarono i controlli, certe della sua fede e convinte che andasse a impetrare qualche miracolo al santo.
Vannella, invece, si era accordata con due fidatissime lavandaie, che trovarono un capitano e una piccola ciurma disposti a correre il rischio di espatriare verso le terre del Papa, con il quale gli Aragonesi non avevano buoni rapporti.
Il marinaio sapeva che, dalle cinque alle nove del mattino, nel golfo spira un buon vento da Levante. Avvisata la principessa, un giorno si fece trovare sotto il pontile dello scoglio di San Leonardo. Mise prora a ponente e si affidò anche lui al santo.
Non vedendo più la principessa, le guardie allertarono le navi del re, che si misero a inseguire la piccola imbarcazione a vela. Ma che vuoi fare? Il Levante non è un vento forte, ma soffia costante nel golfo al mattino e, grazie al vantaggio acquisito da Vannella Gaetani, partita all’alba, le potenti navi non riuscirono a impedirle di sbarcare a Terracina con i suoi giovanissimi figli e l’intrepido capitano, fuori dai confini del Regno di Napoli.
Tutto questo a onore e gloria di San Leonardo e di quel mercante castigliano, Leonardo D’Orio, che ha portato il suo cognome nel golfo di Napoli.
