17/06/2026
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Lubiana, Slovenia

Lubiana, Slovenia

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Tra protocollo e sapori antichi

Il viaggio è anche questo: l’arte sottile dell’imprevisto.
Lasciata alle spalle la malinconia elegante di Pirano, l’arrivo a Lubiana ci ha accolti con un’atmosfera inattesa, sospesa tra il rigore del protocollo e il respiro vivo della storia contemporanea.

Venerdì 8 maggio, il Castello di Lubiana non era semplicemente una meta turistica: era il centro simbolico delle celebrazioni cittadine dedicate alla memoria della liberazione del 1945. La funicolare ferma, le strade verso la collina chiuse al traffico, la presenza delle autorità e delle misure di sicurezza raccontavano subito che qualcosa di importante stava accadendo dietro le mura medievali.
Solo più tardi abbiamo scoperto che il castello ospitava una sessione solenne del Consiglio Comunale, alla presenza della Presidente della Repubblica slovena, Nataša Pirc Musar.
E così ci siamo ritrovati testimoni di una Lubiana diversa da quella delle cartoline: non soltanto la capitale raccolta e romantica attraversata dal fiume e dai ponti di pietra, ma una città profondamente consapevole della propria identità civile ed europea.
Ma Lubiana conosce bene anche l’arte dell’accoglienza.
Se il castello ci era stato momentaneamente negato, la città vecchia si è aperta con più naturalezza.
Per pranzo ci siamo fermati da Druga Violina, un luogo che è molto più di un semplice ristorante tradizionale. Qui la cucina si intreccia con un progetto di inclusione sociale: il personale, composto anche da persone con disabilità, accoglie gli ospiti con una gentilezza discreta e sincera che finisce per diventare parte stessa dell’esperienza.
Abbiamo ordinato il Pohorski lonec, antico stufato di carne e funghi originario della regione del Pohorje. Un piatto robusto, profumato di bosco e di cucina domestica, capace di raccontare la Slovenia con più precisione di molte guide turistiche.
Seduti all’ombra dei platani, tra le conversazioni lente dei residenti e il ritmo quieto delle vie del centro, è diventato chiaro come a volte non sia necessario raggiungere il punto più alto di una città per comprenderne davvero l’anima. Basta fermarsi, ascoltare, condividere la tavola e lasciare che siano i dettagli a parlare.
Lubiana conserva così il fascino raro delle capitali capaci di tenere insieme dimensioni apparentemente opposte: la sobrietà delle istituzioni e la dolcezza dei suoi vicoli, il peso della memoria storica e la leggerezza dell’accoglienza quotidiana.
Il castello è rimasto lì, sulla collina, quasi a custodire una promessa per il prossimo viaggio.
Ma il sapore caldo dello stufato e il sorriso dei ragazzi della “Seconda Violina” resteranno il ricordo più vivo di questa giornata slovena.

Appunti di viaggio: Lubiana, notte

Il filo azzurro da Lubiana a Diego

Il viaggio tra Venezia, Pirano e Lubiana sembrava aver già dipinto i suoi scorci più belli tra calli veneziane e tramonti adriatici. Eppure, la geografia del cuore ha rotte che sfuggono a ogni navigatore. A volte non serve macinare chilometri per trovare l’emozione: basta un venerdì sera sloveno e la ricerca di un locale vicino all’hotel per imbattersi in un segnale che sembrava aspettare proprio noi.

Il richiamo dello Scudetto a Lubiana

Dopo averci accolto in mattinata con la sua eleganza tranquilla, è in serata che Lubiana guida i nostri passi verso una scoperta incredibile. 
È un venerdì sera. Consultiamo le mappe, cerchiamo un posto nei dintorni del nostro albergo ed ecco apparire un nome che vibra di passione: “Scudetto – Osteria, Bar, Pizzeria”.

Non è solo un ristorante, è un tempio. Aprendo il menù, ci troviamo davanti a un capolavoro di nostalgia: impaginato come un quotidiano sportivo, battezzato “La Gazzetta dello Scudetto”, rivela tra le sue colonne un’icona che non ha bisogno di presentazioni. È lui, Diego Armando Maradona, che esulta con la foga di chi ha appena ribaltato il mondo. In quel momento, Lubiana scompare e ci ritroviamo proiettati in un’altra dimensione. Mandare la foto a Paolo è stato un riflesso condizionato, quasi un dovere. La sua risposta? Tre cuori azzurri. Un messaggio silenzioso che ha scoperchiato lo scrigno dei ricordi, riportandoci a un’epoca in cui Paolo, da Montecarlo, mise a segno il suo “dribbling” più incredibile.

La Genialità di Paolo: Il Blitz del Telex

Il destino aveva servito un assist perfetto: il fratello di Paolo aveva la macchina guasta e il tecnico riparatore, ancora con gli occhi lucidi per l’emozione, si era lasciato scappare il segreto dei segreti: “Avvocà, sapesse da dove vengo… ho appena installato la linea nell’ufficio di Maradona, alla Diego Maradona Production!”. In quell’istante, nella testa di Paolo si accese una lampadina accecante. Non era solo un numero, era un portale diretto verso il D10S.
Senza esitare un secondo, Paolo si sedette alla sua tastiera a Montecarlo e cominciò a battere i tasti con la precisione di un fuoriclasse:
Dobbiamo tornare indietro nel tempo, tra l’84 e l’85. In quegli anni il mondo comunicava con il ritmo metallico e cadenzato del telex. Paolo era a Montecarlo quando ricevette una telefonata folgorante da suo fratello, avvocato a Napoli: “Paolo, marchia questo numero! È il telex di Maradona!”.
“Da: Associazione Amici del Napoli Montecarlo. Per la nostra sede sociale necessitiamo di 25 poster e fotocartoline autografate. Grazie, Paolo Palomba.”

Lo shock a Napoli e il trionfo della “Busta Gigante”

Immaginate lo stupore nell’ufficio napoletano di Diego. Avevano appena tolto il cellophane alle apparecchiature, il numero lo conoscevano appena in tre o quattro, eppure il primo messaggio della loro storia non arrivava dai vicoli di Napoli, ma dal Principato di Monaco! “Ma chi sono questi? Ma come hanno fatto a trovarci?”.
La sfacciataggine e la tempestività di Paolo furono premiate con una velocità che ancora oggi ha del miracoloso. Neanche dieci giorni dopo, a Montecarlo, il citofono gracchiava con voce concitata. Era il portiere del condominio, il concierge
“Monsieur Palomba, scenda subito! C’è un’enveloppe enorme venuta da Napoli! È talmente grande e gonfia che non entra nella cassetta, sta occupando tutto l’atrio!”.
Paolo scese e si trovò davanti un tesoro: 25 poster giganti e 200 fotografie autografate. Un bottino inestimabile ottenuto con un solo, geniale colpo di telex.

Conclusioni

Mentre finiamo di gustare un’ottima pizza sotto lo sguardo benedicente del Pibe de Oro, capiamo che questo viaggio in Slovenia ci ha regalato molto più di un panorama. Ci ha confermato che il legame azzurro è una lingua universale che unisce un venerdì sera a Lubiana con un ufficio di Montecarlo di quarant’anni fa.
Il viaggio continua, ma ovunque andremo, sapremo sempre che basta un’immagine, un numero di telex o tre cuori azzurri per sentirci, ancora una volta, a casa.

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