Il Premio Elsa Morante 2026: cultura, umanità e impegno sociale
Tra letteratura, musica, giornalismo e scienza, la quarantesima edizione del Premio Elsa Morante trasforma il Teatro Diana di Napoli in uno spazio di riflessione su umanità, memoria, guerra, diritti e responsabilità civile
di Silvio DI Mare
Il 12 maggio 2026, presso il Teatro Diana di Napoli, si è svolta la quarantesima edizione del Premio Elsa Morante, uno degli appuntamenti culturali più importanti del panorama italiano.
Il tema scelto per quest’anno, “I ragazzini salvati dal mondo”, ha posto al centro dell’attenzione il ruolo della cultura, della letteratura e dell’educazione come strumenti capaci di proteggere i più giovani da una società sempre più segnata da violenza, odio e disinformazione.
La manifestazione ha riunito scrittori, giornalisti, musicisti, divulgatori scientifici e personalità del mondo culturale, creando un momento di confronto non solo artistico ma anche umano e sociale. Tra i premiati figurano Luigi Garlando, Matteo Bussola, Titti Marrone, Roberto Saviano, Ermal Meta, Rula Jebreal, Amalia Ercoli Finzi, Elvina Finzi, Tommaso Tirelli, Giovanni Taranto e il generale Francesco Bianco.
Tra i protagonisti di questa edizione, Luigi Garlando, è stato premiato per il libro Sandro libera tutti (Rizzoli), dedicato alla figura di Sandro Pertini. Attraverso uno stile semplice e accessibile soprattutto ai più giovani, Garlando racconta la vita di Pertini, ricordato come il primo presidente partigiano della Repubblica italiana e simbolo della lotta antifascista. Il libro mette al centro il tema del coraggio morale: la difesa della libertà, della giustizia e dei valori democratici contro il fascismo. L’autore vuole trasmettere ai ragazzi l’idea che anche una persona apparentemente semplice possa avere la forza di cambiare il mondo attraverso le proprie scelte, il proprio esempio e il proprio impegno civile.
Un altro momento significativo della manifestazione è stato dedicato allo scrittore Matteo Bussola, premiato per il romanzo Il talento della rondine (Salani). L’opera racconta la storia di due adolescenti molto diversi tra loro, Brando ed Ettore, legati dal mondo della danza e quello del disegno. Accanto a loro emerge anche la figura di Mirta, personaggio fondamentale che cambia gli equilibri tra i due ragazzi e li costringe a confrontarsi con le proprie insicurezze, i sentimenti adolescenziali e il peso delle aspettative. Brando appare naturalmente portato per la danza: elegante, talentuoso e quasi perfetto agli occhi degli altri. Tuttavia sente che il sogno costruito dalla madre non coincide davvero con ciò che desidera per sé, trovando invece nel disegno uno spazio autentico di libertà personale. Ettore rappresenta il suo opposto: nella danza fatica enormemente e deve conquistare ogni risultato con impegno e sacrificio, mentre possiede un talento spontaneo e naturale proprio nel disegno. Attraverso questi personaggi, Bussola affronta una domanda centrale del romanzo: il vero talento è quello che si possiede naturalmente oppure quello che si sceglie di inseguire con fatica e determinazione? Particolarmente interessante è il ruolo di Mirta, che incarna uno dei messaggi più contemporanei del libro. La ragazza rivendica infatti il diritto di vivere il presente senza trasformare necessariamente ogni passione in una missione assoluta o in una carriera futura. Attraverso di lei, il romanzo critica l’ossessione della performance e delle aspettative imposte dagli adulti, sostenendo che non tutto debba diventare competizione o produttività. Mirta diventa così il contrappeso ideale rispetto agli altri protagonisti: mentre Brando sente il peso delle aspettative e Ettore rincorre il riconoscimento, lei difende la libertà di essere adolescenti senza dover già decidere chi si sarà per sempre. Il “diritto al presente” espresso nel romanzo rappresenta quindi un invito a vivere passioni, emozioni ed esperienze senza l’ansia costante di trasformarle immediatamente in successo o destino definitivo.
Uno dei momenti più interessanti dell’incontro è stato il dialogo con la scrittrice Titti Marrone, premiata per il romanzo Primmamore (Feltrinelli). Durante il dibattito, alla domanda sul significato del titolo, l’autrice ha spiegato come esso richiami volutamente dei temi duri e scomodi: quello dell’incesto e della pedofilia, argomenti che vengono spesso considerati dei veri e propri tabù letterari. Marrone ha definito il romanzo come il racconto di un amore distorto e tremendo, capace di mostrare le zone più oscure del mondo adulto. Allo stesso tempo, la scrittrice ha evidenziato un secondo significato presente nel termine Primmammore: quello della cura e della volontà di riscatto attraverso l’accudimento dei più piccoli e dei più fragili. Un riferimento che rimanda anche all’esperienza storica della mensa dei bambini di Montesanto, a Napoli, negli anni Sessanta, simbolo di solidarietà e protezione sociale. Il messaggio finale emerso dal confronto è stato chiaro: salvare i bambini dal mondo degli adulti e dalle convinzioni sbagliate che ancora oggi rischiano di condizionare la crescita delle nuove generazioni.
Particolarmente significativo è stato anche il riconoscimento assegnato allo scrittore e giornalista Roberto Saviano per il libro L’amore mio non muore (Einaudi). L’opera affronta il tema della criminalità organizzata e della ’ndrangheta attraverso una storia vera: quella di Rossella Casini, giovane donna uccisa dalla malavita negli anni Ottanta. Più che un semplice racconto sulla mafia, il libro si concentra soprattutto sul tema dell’amore e dell’idealismo giovanile. Rossella Casini si innamora infatti di un ragazzo appartenente a una famiglia legata alla ’ndrangheta, convinta che i sentimenti possano salvarlo e sottrarlo a quel mondo violento. Saviano utilizza questa vicenda per riflettere sulla forza degli ideali giovanili, sul desiderio di cambiare le persone attraverso l’amore e sul drammatico conflitto tra innocenza e criminalità. Nel corso dell’incontro, l’autore ha inoltre sottolineato come la vicenda di Rossella rappresenti un caso particolare anche nella storia mafiosa. Secondo Saviano, la decisione di distruggere il corpo della giovane sarebbe nata dalla volontà della ’ndrangheta di non ammettere la paura suscitata dal coraggio di una ragazza che aveva cercato di opporsi a quel sistema criminale.
Tra i momenti più emozionanti della manifestazione vi è stato anche l’intervento del cantautore Ermal Meta, premiato nella sezione Musica per il brano Stella Stellina. Durante l’evento, l’artista ha anche eseguito dal vivo la canzone, creando un’atmosfera di grande coinvolgimento emotivo all’interno del Teatro Diana. Meta ha spiegato come il brano nasca dall’incontro tra due immagini profondamente contrastanti: la dolcezza della filastrocca infantile “stella stellina”, che cantava alla propria figlia, e le fotografie dei bambini vittime della guerra, in particolare a Gaza. Il cantante ha raccontato che, mentre intonava quella ninna nanna alla bambina, gli si è sovrapposta nella mente l’immagine dello sguardo di una piccola palestinese vista online. Da quella frattura emotiva è nata la canzone. Il messaggio di Stella Stellina è quindi un invito all’umanità, alla compassione e alla vicinanza verso l’infanzia colpita dalla violenza della guerra. Anche questo intervento si è collegato perfettamente al tema centrale del Premio Elsa Morante 2026: la necessità di proteggere i più giovani da un mondo segnato da conflitti, odio e disumanizzazione.
Molto intenso è stato anche l’intervento della giornalista e scrittrice Rula Jebreal, premiata nella sezione Comunicazione per il libro Genocidio. Durante il dibattito, alla domanda su quale fosse il rischio più grande dell’indifferenza, Jebreal ha risposto che il pericolo principale è la disumanizzazione: un processo che rende le persone immuni al dolore degli altri e che, nella storia, ha portato ai lager e ai genocidi. Secondo la giornalista, ciò che sta accadendo oggi a Gaza rappresenta una dimostrazione concreta di questo rischio. Un altro tema affrontato è stato quello dell’informazione e della spettacolarizzazione mediatica dei conflitti. Jebreal ha criticato il modo in cui spesso il dibattito pubblico viene affidato a persone che non conoscono realmente il contesto palestinese, sottolineando invece il ruolo fondamentale dei giornalisti palestinesi che hanno raccontato la guerra direttamente da Gaza, spesso pagando con la vita. Rispondendo infine a una domanda sul rapporto tra informazione e sovraesposizione alle notizie, la giornalista ha affermato che oggi gli strumenti per informarsi esistono e sono accessibili a tutti. Tuttavia, secondo lei, ignorare la verità non dipende dalla mancanza di informazioni, ma da una scelta personale.
Grande attenzione è stata dedicata anche alla divulgazione scientifica con il riconoscimento assegnato ad Amalia Ercoli Finzi, Elvina Finzi e Tommaso Tirelli per il libro Le ragazze della luna (Mondadori). L’opera racconta il contributo fondamentale delle donne alla conquista dello spazio e alle missioni lunari, mettendo in luce figure spesso dimenticate o poco valorizzate dalla storia ufficiale. Attraverso il libro, gli autori cercano di avvicinare soprattutto i giovani al mondo della scienza e dell’esplorazione spaziale, trasmettendo curiosità, passione e spirito di ricerca. Allo stesso tempo, il testo vuole sottolineare quanto sia stato importante il ruolo delle donne nella storia scientifica, nonostante per molti anni siano state considerate inferiori dal punto di vista intellettuale o abbiano dovuto affrontare forti discriminazioni. Nonostante questi ostacoli, molte di loro sono riuscite a lasciare un contributo decisivo nel progresso scientifico e tecnologico.
Tra i premiati dell’edizione 2026 vi è stato anche Giovanni Taranto, vincitore della sezione Nisida con il romanzo La Chianca (Avagliano). Giornalista investigativo e autore campano, Taranto è conosciuto soprattutto per i suoi romanzi noir ambientati nell’area vesuviana, caratterizzati da un forte realismo sociale. L’opera premiata affronta temi particolarmente duri, come il traffico di donne, la criminalità e l’indifferenza sociale, utilizzando la struttura narrativa del giallo-noir. Lo scrittore è inoltre noto per la serie dedicata al Capitano Giulio Mariani, spesso definita “giallo vulcanico” o “noir vesuviano” proprio per l’ambientazione campana e per la capacità di intrecciare suspense e denuncia sociale.
Un riconoscimento speciale è stato assegnato anche al generale Francesco Bianco, premiato nella categoria Campani Illustri. Il premio viene conferito a personalità che hanno contribuito a dare prestigio alla Campania attraverso il proprio impegno professionale e culturale. Durante la manifestazione, Bianco è stato ricordato come una figura da molti anni vicina al Premio Elsa Morante e profondamente impegnata nella valorizzazione del territorio campano.
Ad aggiudicarsi il Premio Scuole 2026, decretato appunto dalla giuria popolare composta da scuole campane, italiane e nel mondo, è stato Matteo Bussola, con il suo Il talento della rondine (Salani).
La kermesse è stata condotta da Tiuna Notarbartolo e Alessandro Incerto, ed è stata organizzata dall’Associazione Culturale Premio Elsa Morante Onlus. Sul palco, ad intervistare i vincitori, c’è stata una parte della giuria presieduta dalla scrittrice Dacia Maraini. Ne fanno parte Antonio Calabrò, Marco Cerbo, Enzo Colimoro, Lino Guanciale, David Morante, Tiuna Notarbartolo (direttrice dell’evento), Antonio Parlati, Alfredo Rapetti Mogol, Fiorenza Sarzanini e Teresa Triscari.
L’edizione 2026 del Premio Elsa Morante ha dimostrato ancora una volta come la cultura possa essere uno strumento di riflessione, memoria e responsabilità civile. Letteratura, musica, giornalismo e scienza si sono unite in un messaggio comune: difendere i più giovani, promuovere umanità e costruire una società più consapevole attraverso la conoscenza.

















foto di Umberto Amicucci
