Appunti di un viaggio: Bled (Slovenia)
Cronaca di una traversata (e di una sosta strategica). Quando il Lago di Bled smette di essere un’immagine perfetta e diventa un racconto di vento, acqua, ironia e piccole epifanie di viaggio
di Bruno Marfé
A vederlo dalle foto, il Lago di Bled sembrava un placido acquerello immobile, un invito alla meditazione trascendentale. Poi siamo saliti in barca e la poesia ha incontrato la fisica.
Convinti di possedere ancora la memoria muscolare di antichi lupi di mare, ci siamo ritrovati a duellare con un vento che aveva chiaramente altre rotte in mente per noi. Tra una sterzata a zig-zag e un remo che fendeva più aria che acqua, l’andata verso l’isola si è trasformata in una piccola odissea fatta di risate, correzioni improvvisate e manovre improbabili.

Persino la fauna locale sembrava giudicare la scena: sul molo, un’anatra ci osservava con l’aria severa di un vecchio ammiraglio, probabilmente perplessa davanti a una traiettoria tutt’altro che rettilinea.
Poi, finalmente, l’approdo. La visita alla chiesa. E soprattutto il momento decisivo della spedizione: il tavolino.
Quel piccolo angolo affacciato sull’acqua è diventato la nostra “stazione di servizio” morale e fisica nel mezzo della battaglia con i flutti. Sedersi lì, sospesi tra il verde delle fronde e l’azzurro irreale del lago, con il castello sullo sfondo e la caffeina a fare lentamente il suo dovere, è stato il modo migliore per riprendere fiato e riconciliarsi con il paesaggio.
Da fermi, tutto sembrava di nuovo perfettamente immobile. Quasi innocente. Come se il lago stesse fingendo di non sapere cosa ci avrebbe aspettato al ritorno.
E infatti, dopo la tregua, di nuovo ai remi.
Il gran finale? Una celebrazione del palato degna dell’impresa: la leggendaria Kremna Rezina.
Metterci letteralmente la faccia davanti alla Kavarna Park è stato il nostro modo di ammettere che, se come navigatori siamo ancora principianti assoluti, come degustatori di dolci possiamo ormai competere a livello olimpico.
Lasciamo Bled con i muscoli indolenziti, qualche colpo di remo da dimenticare e una certezza molto semplice: certi luoghi diventano davvero memorabili solo quando smettono di essere cartoline perfette e iniziano a farti vivere la loro piccola, autentica avventura.

