16/07/2026
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Ue e sanzioni a Meta, Barretta:”I social possono far male. Ora è scritto nero su bianco”

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NAPOLI — La decisione preliminare della Commissione europea su Meta segna un punto di svolta nel dibattito sulla salute digitale. Secondo i rilievi notificati il 10 luglio 2026, Facebook e Instagram violerebbero il Digital Services Act per il loro “carattere assuefacente”, aprendo la strada a una possibile sanzione fino al 6% del fatturato mondiale del gruppo. Una constatazione che, per chi lavora nel campo delle dipendenze, non arriva come una sorpresa.
«La Commissione ha messo nero su bianco ciò che noi osserviamo da anni: i social, così come sono progettati oggi, possono far male», afferma lo psichiatra Vincenzo Barretta, direttore scientifico del Centro Noesis di Napoli. «La domanda vera è un’altra: una sanzione può davvero bastare a far cambiare rotta a colossi di queste dimensioni? Ne dubito».

Vincenzo Barretta Centro Noesis
Vincenzo Barretta, Centro Noesis

L’architettura che crea dipendenza

L’indagine europea si concentra su quattro elementi: scorrimento infinito, riproduzione automatica, notifiche push e sistemi di raccomandazione altamente personalizzati. Per Barretta, il nodo non è il contenuto, ma la struttura: «Non è ciò che appare sullo schermo, ma il modo in cui lo schermo è costruito per trattenerci. Le piattaforme non sono uno sfondo neutro: sono un ambiente, e come ogni ambiente ci modella».
Il parallelo con il tabacco non è casuale. «Siamo all’anno zero dei social, come lo eravamo per il fumo negli anni in cui si fumava ovunque, anche accanto ai bambini. Le evidenze c’erano, ma mancavano gli strumenti di tutela. Oggi accade lo stesso: sappiamo molto, ma interveniamo poco».

L’ambiente immateriale che ci abita

Barretta insiste su un punto: la salute emotiva e comportamentale non può essere separata dagli ambienti che abitiamo. «Accanto all’ambiente materiale ne esiste uno immateriale, fatto di piattaforme e schermi. È reale, abitato, e non è neutro. Agisce sull’attenzione, sull’umore, sulla qualità della vita interiore».
Il rischio non riguarda solo la dipendenza in senso clinico. «È un logoramento più sottile: il sonno, l’ansia, l’immagine di sé dei più giovani. Un’architettura pensata per trattenerci lavora contro la capacità di attenzione prolungata, quella che permette il pensiero riflessivo e le relazioni autentiche».

Le sanzioni non bastano


La procedura europea non è conclusa: Meta potrà presentare osservazioni prima della decisione formale. Ma per Barretta il punto è un altro: «Ben vengano le scelte dell’Europa, ma non illudiamoci. Le sanzioni contro colossi dal fatturato pari a quello di un intero Paese non bastano, da sole, a cambiare la rotta».
La sfida, conclude, è costruire strumenti realmente efficaci: «Serve una tutela che non sia solo normativa, ma culturale. Dobbiamo imparare ad abitare l’ambiente digitale con consapevolezza, invece di esserne abitati».

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