28/07/2026
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Tassatemi, vi prego! Il paradosso dei milionari britannici

tassateci di più
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di Bruno Marfé

C’è una notizia, arrivata da Londra in questi giorni, che in Italia suonerebbe quasi come una barzelletta: un gruppo di oltre 120 milionari britannici ha scritto al premier Andy Burnham per chiedere di pagare più tasse.
Tra i firmatari figurano nomi noti come l’ex calciatore Gary Lineker, il musicista Brian Eno e lo sceneggiatore Richard Curtis. Il gruppo, che si definisce “Patriotic Millionaires”, sostiene una proposta destinata a far discutere: introdurre una patrimoniale annuale sui grandi patrimoni, con l’obiettivo di finanziare meglio i servizi pubblici, ridurre le disuguaglianze e rafforzare la coesione sociale.

La prima reazione, soprattutto per un lettore italiano, è quasi inevitabile. Si controlla la data dell’articolo. Si cerca il riferimento al primo aprile. Si rilegge il titolo. Perché siamo abituati a sentire parlare di ricorsi contro le tasse, di proteste contro il fisco e di promesse elettorali che ruotano attorno alla loro riduzione. Sentire qualcuno dire “tassatemi di più” appare quasi un cortocircuito logico
Eppure la richiesta non nasce da un improvviso slancio di beneficenza. I firmatari spiegano che il problema non riguarda la generosità individuale, ma il funzionamento del sistema. Una donazione volontaria, sostengono, può essere un gesto lodevole, ma non sostituisce un’imposta uguale per tutti. Se la concentrazione della ricchezza continua ad aumentare, aggiungono, anche chi appartiene alle fasce più abbienti finisce per vivere in una società più fragile, meno stabile e più conflittuale.

A questo punto la domanda sorge spontanea: una proposta del genere potrebbe mai attecchire in Italia?
Qui il confronto diventa interessante.
Nel nostro Paese la parola “patrimoniale” riesce in un’impresa rara: mettere d’accordo persone che su tutto il resto litigano. Basta pronunciarla e il dibattito si infiamma. Per molti rappresenta una minaccia ai risparmi costruiti in una vita di lavoro; per altri è uno strumento di maggiore equità fiscale. In ogni caso, è probabilmente uno dei termini più divisivi del lessico politico italiano.
Non si tratta soltanto di una questione culturale. L’Italia convive da decenni con una pressione fiscale elevata, una burocrazia spesso percepita come inefficiente, un debito pubblico enorme e un’evasione fiscale che alimenta la sensazione di essere sempre “i soliti” a pagare. In questo contesto, chiedere un aumento delle imposte appare, agli occhi di molti cittadini, più come una provocazione che come una soluzione.

Negli ultimi anni, del resto, il dibattito politico italiano si è mosso in una direzione quasi opposta rispetto a quella dei Patriotic Millionaires. Si è parlato di flat tax, di riduzione delle aliquote, di pace fiscale, di semplificazione del sistema tributario. L’idea di introdurre nuove imposte patrimoniali è rimasta ai margini del confronto pubblico, spesso evocata più come uno spauracchio che come una proposta concreta.
Questo non significa che in Italia manchino imprenditori o grandi patrimoni disposti a restituire qualcosa alla collettività. Anzi. Molti preferiscono però farlo attraverso fondazioni, restauri di beni culturali, finanziamenti alla ricerca scientifica, iniziative sociali o donazioni agli ospedali. È una forma di mecenatismo che affida la scelta al singolo piuttosto che allo Stato. Dietro questa preferenza c’è spesso una diffusa sfiducia nella capacità delle istituzioni di utilizzare in modo efficiente nuove risorse fiscali.
Naturalmente il tema è tutt’altro che privo di critiche. I sostenitori della patrimoniale ritengono che un’eccessiva concentrazione della ricchezza finisca per danneggiare la crescita economica e la stabilità sociale. Chi vi si oppone osserva invece che un aumento della tassazione sui grandi patrimoni potrebbe scoraggiare gli investimenti, favorire la delocalizzazione dei capitali e rendere il Paese meno competitivo. È un confronto aperto che attraversa molte democrazie occidentali e sul quale non esistono risposte semplici.

Forse, allora, la vera notizia non è tanto che alcuni milionari abbiano chiesto di pagare più tasse. La vera notizia è che, in un’epoca in cui la competizione politica sembra spesso ridursi a promettere meno imposte per tutti, esista una parte dell’élite economica che sostiene esattamente il contrario.
Che abbiano ragione o torto sarà il dibattito politico ed economico a stabilirlo. Ma una cosa è certa: leggere una lettera firmata da oltre centoventi milionari che chiedono allo Stato di tassarli di più costringe, quantomeno, a fermarsi un momento e a riflettere.
E chissà. Forse un giorno assisteremo anche in Italia a una conferenza stampa in cui un gruppo di grandi imprenditori dichiarerà, senza ironia: “Abbiamo una richiesta da fare al governo. Tassatemi di più”. Oggi sembra fantascienza. Ma, a dire il vero, anche la notizia arrivata da Londra sembrava tale… almeno fino a quando non è diventata realtà.

fonte: https://youtu.be/6lqZPMKfBV0?is=73HzlotVS0q80gxl

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