16/07/2026
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Il “caso Scuderi”: perché una giovane esponente verde divide così tanto i social?

Benedetta Scuderi

Benedetta Scuderi

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Tra talk show, polarizzazione, stile comunicativo, pregiudizi e battaglie identitarie: perché Benedetta Scuderi è diventata un simbolo che va oltre la sua persona

di Bruno Marfé

Gli algoritmi dei social network hanno un fiuto particolare per l’indignazione. Negli ultimi tempi, i feed di molti italiani si sono riempiti di post e spezzoni video dedicati a Benedetta Scuderi, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce dei Giovani Verdi Europei. I commenti spaziano dalle accuse di scarsa preparazione politica agli attacchi personali e sessisti, fino alla rappresentazione di una figura percepita da alcuni come una “maestrina” saccente o eccessivamente aggressiva nei toni. Da dove nasce questa forte ostilità? La risposta probabilmente non risiede in una sola causa, ma in una combinazione di dinamiche mediatiche, polarizzazione ideologica, percezioni soggettive e pregiudizi culturali.

La trappola dei talk show e la politica dello scontro

Uno dei fattori da considerare è il contesto in cui Scuderi ha ottenuto una parte significativa della propria visibilità: quello dei talk show televisivi. Si tratta di format che, per loro natura, privilegiano la contrapposizione e la semplificazione rispetto all’approfondimento.
Quando una giovane esponente politica si trova a difendere le proprie posizioni in contesti fortemente conflittuali, il rischio è che il dibattito si trasformi in una gara di interruzioni e battute ad effetto. In questo clima, ciò che i sostenitori interpretano come passione e determinazione può apparire ai detrattori come aggressività o incapacità di argomentare con efficacia. Lo stesso meccanismo produce clip brevi e facilmente condivisibili, perfette per alimentare le dinamiche virali dei social network.

Lo stile comunicativo conta

Attribuire ogni critica ai pregiudizi o all’ostilità ideologica sarebbe però riduttivo. Una parte del giudizio negativo espresso nei confronti di Scuderi può dipendere anche dal suo stile comunicativo o dalla percezione, da parte di alcuni osservatori, di una certa rigidità o di un approccio considerato eccessivamente assertivo. In politica, la forma conta quasi quanto la sostanza. E spesso uno stesso atteggiamento può essere interpretato in modi diametralmente opposti: segno di convinzione e coerenza per alcuni, indice di moralismo o scarsa capacità di ascolto per altri. La partecipazione di Scuderi alla Flotilla per Gaza, nell’ottobre 2025, conclusa con il fermo da parte delle autorità israeliane, ne è un esempio: raccontata da una parte come prova di coraggio politico, da un’altra come gesto pensato più per la visibilità mediatica che per l’efficacia concreta. La stessa azione, letta da prospettive opposte, è bastata a generare due narrazioni del tutto incompatibili.

Il peso dei pregiudizi e del sessismo

Esiste però anche un’altra dimensione che non può essere ignorata. Essere una donna giovane, molto esposta mediaticamente e portatrice di posizioni progressiste significa spesso diventare destinataria di un tipo di attacchi che esulano completamente dal merito delle idee. Gli insulti a sfondo sessista o i tentativi di ridurre una figura politica a una caricatura non rappresentano una critica legittima, ma una forma di delegittimazione personale. Il fenomeno non riguarda soltanto Benedetta Scuderi, ma più in generale molte donne impegnate nella vita pubblica. Riconoscere l’esistenza di questo problema, tuttavia, non significa sostenere che ogni contestazione rivolta a una donna politica sia automaticamente sessista. Criticare idee, programmi o stile comunicativo rientra nel normale confronto democratico; colpire la persona attraverso stereotipi o insulti appartiene invece a un’altra categoria. La visita di Scuderi, insieme all’eurodeputata Ilaria Salis, allo stabile occupato dell’ex scuola “8 Marzo” alla Magliana, a Roma, nel marzo 2026, lo dimostra bene: le critiche piovute da Fratelli d’Italia e Lega riguardavano la presunta legittimazione di un’occupazione abusiva, un’obiezione di merito, indipendente da pregiudizi di genere, che rientra appieno nel confronto politico legittimo.

Un simbolo di battaglie altamente polarizzanti

C’è poi un elemento strettamente politico. Benedetta Scuderi rappresenta un’area culturale e politica che pone al centro temi come la transizione ecologica, i diritti civili, il femminismo e la giustizia sociale. 
Questioni che suscitano consenso in una parte dell’elettorato e profondo scetticismo in un’altra. Per molti sostenitori, queste battaglie rappresentano esigenze non più rinviabili. Per molti critici, invece, incarnano una visione del mondo percepita come distante dai problemi concreti o eccessivamente influenzata dal linguaggio del politicamente corretto. Le valutazioni sulla figura di Scuderi finiscono così per riflettere, almeno in parte, il giudizio più generale sull’universo politico e culturale che essa rappresenta.

L’algoritmo amplifica, non crea

I social network hanno certamente un ruolo importante. Tuttavia, sarebbe eccessivo attribuire agli algoritmi la nascita del dissenso o dell’antipatia.
Più realisticamente, essi agiscono come potenti amplificatori: selezionano e rendono più visibili i contenuti che generano emozioni forti, trasformando spesso il conflitto politico in spettacolo permanente. In questo modo, il disprezzo, l’ironia e l’indignazione finiscono per ottenere una visibilità molto maggiore rispetto alle discussioni più equilibrate.

Più che una persona, un simbolo

Forse la domanda più interessante non è se Benedetta Scuderi sia una politica valida o meno. Su questo, come è naturale in democrazia, i giudizi continueranno a essere divergenti.
Più interessante è osservare come una figura pubblica possa trasformarsi in un simbolo, positivo o negativo, di una più ampia visione del mondo. Quando questo accade, le reazioni nei suoi confronti raramente riguardano soltanto la persona.
In fondo, la tempesta che si scatena periodicamente sui social attorno a Benedetta Scuderi racconta qualcosa non solo di lei, ma anche del nostro modo di vivere il dibattito pubblico. Un dibattito sempre più personalizzato, emotivo e spettacolarizzato, nel quale diventa più facile trasformare gli avversari in caricature che confrontarsi davvero con le idee che rappresentano.

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