16/08/2026
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Un’idea per Napoli: Damiano, il romanzo e la sicurezza sul lavoro

LA CONGREGA DEI 13
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di Bruno Marfé

Il Confronto vuole mettere nero su bianco, prima ancora che diventi calendario e locandina, un progetto: portare a Napoli, in una due giorni tutta da costruire, Cesare Damiano — ex Ministro del Lavoro, Presidente dell’Associazione Lavoro&Welfare, e ora, per la prima volta, romanziere. L’idea è affiancare alla presentazione del suo libro d’esordio una tavola rotonda sui temi che hanno segnato la sua vita pubblica, con Nino Daniele nel ruolo di moderatore per entrambi i momenti — una disponibilità che abbiamo già la fortuna di aver acquisito, e che ci incoraggia a scrivere questa dichiarazione d’intenti.
Nulla è ancora fissato: né le date, né la sede precisa, né il programma definitivo. Ma ci sembra valga la pena spiegare perché un’iniziativa così ci sembra necessaria, prima ancora che possibile.

Un romanzo, e un uomo che ha sempre letto i fatti prima di raccontarli

Cesare Damiano
Cesare Damiano

Damiano debutta nella narrativa con La Congrega dei 13, uscito da poche settimane per Round Robin editrice. Non un semplice intrattenimento, ma un noir d’ambientazione storica che usa l’indagine poliziesca come strumento per restituire un luogo, una comunità e un’epoca precisa: la Cuneo del 1956. Al centro c’è il commissario Puccio Melò, figura rigorosa ma umana, capace di muoversi tra l’autorità dell’ufficio e la familiarità della provincia, mentre attorno a lui prende corpo un affresco corale fatto di professionisti, commercianti, religiosi e cittadini comuni. Non manca chi, con le dovute cautele, ha accostato l’operazione linguistica del libro — un piemontese e un italo-piemontese ricostruiti per dare corpo all’ambiente più che come laboratorio stilistico autonomo — a un certo modo, diverso ma affine, di far parlare il territorio attraverso la lingua, avvicinabile per funzione, non per stile, all’esperienza di Camilleri.
Chi ha scritto la legge che doveva proteggere le persone — il Decreto 81, redatto insieme a Livia Turco — si mette ora a scrivere una storia che non può fare a meno di quello sguardo: l’abitudine a cercare la causa dietro l’effetto, la comunità dietro il caso. Motivo sufficiente, crediamo, per portarlo a Napoli a raccontarcelo di persona.

Perché Castel Volturno, per parlare ancora di lavoro

Per la tavola rotonda vorremmo una sede precisa, e non casuale: Castel Volturno. Non un luogo qualsiasi per discutere di diritti del lavoro, ma un crocevia che a questi temi ha già pagato un prezzo alto — basti ricordare, en passant, la vicenda di Jerry Masslo, il cui nome resta a Castel Volturno un punto fermo quando si parla di sfruttamento, dignità del lavoro e dei lavoratori migranti. Portare lì il discorso di Damiano significa far incontrare la storia legislativa nazionale con una memoria locale che di quella storia è, in un certo senso, la controprova sul campo.

Damiano, del resto, non ha mai smesso di occuparsi del tema. Lo ha fatto di recente in un’intervista rilasciata alla rubrica B-Safe, in occasione di Ambiente Lavoro — un confronto che vale la pena richiamare qui, come base per la tavola rotonda che vorremmo costruire.
Alla domanda su come uscire dallo stallo dei mille morti l’anno, Damiano ha risposto senza giri di parole:
«Le leggi ci sono, io credo che non si tratti di fare nuove leggi. La contrattazione sindacale è una contrattazione avanzata.»
E ancora, indicando la strada che vorrebbe percorrere:
«Utilizzare l’intelligenza artificiale per prevenire. È possibile? Secondo me sì. Naturalmente l’intelligenza artificiale va governata dall’uomo, non può essere il sostituto.»

Nel corso dell’intervista Damiano ha ricordato l’evoluzione storica degli infortuni in Italia: nel 1963, apice del boom economico italiano, morivano sul lavoro 4.622 persone l’anno — 13 al giorno. Oggi il numero si è stabilizzato attorno alle mille vittime annue, cifra che non si muove da oltre quindici anni. Cadute dall’alto, ribaltamenti di trattori, esalazioni nocive nei cantieri: morti che ha definito “ripetitive”, quasi a suggerire che sarebbero prevedibili, e dunque evitabili.
La sua proposta guarda alla tecnologia senza ingenuità: il “cantiere digitale”, con badge di ingresso, microchip nei dispositivi di protezione individuale, mappatura digitale dei rischi. Ma accanto all’entusiasmo tecnico pone un limite netto: l’intelligenza artificiale, ha ricordato citando un report dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, porta con sé rischi concreti — invasione della privacy, intensificazione algoritmica dei ritmi di lavoro, technostress. La bussola resta l’uomo: un antropocentrismo che Damiano ha voluto far dialogare persino con l’ultima enciclica papale, per ricordare che la tecnologia deve alleviare la fatica del lavoratore, non sostituirne il giudizio.
A Castel Volturno, questi temi — sicurezza, prevenzione, dignità del lavoro — troverebbero un terreno che li conosce da dentro, non per teoria.
Questa non è ancora una notizia. È un’intenzione che mettiamo a disposizione di chi, come noi, crede che valga la pena costruirla.

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