Denatalità e emigrazione affossano il Meridione
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di Antonio Bianco
Francesco Billari, rettore della Bocconi, sulle pagine di Repubblica lancia l’allarme: la denatalità è imputabile alla scarsità di “asili nido e aiuti” (Repubblica, 11/08/2026). Se così fosse, il problema non dovrebbe affliggere il Nord dotato di servizi pubblici correlati alla domanda. Forse il lavoro precario, gli stipendi bassi e l’inefficace aiuto alla genitorialità da parte dello Stato, concorrono alla diminuzione delle nascite in tutto il territorio nazionale (fonte ISTAT). Oggi il Nord affronta il decremento demografico con la migrazione interna proveniente dal Meridione, fatto che consente a Billari di affermare che il Nord attira popolazione in quanto meglio amministrato. La solita frase discriminatoria non correlata alle cause che producono lo spopolamento del Meridione, individuabili nella spesa storica (chi ha più servizi riceve maggiori risorse finanziarie) e nella mancata perequazione infrastrutturale che hanno indotto la migrazione, negli ultimi 10 anni, di 1 milione meridionali verso il Nord Italia o l’Europa.
Cause ed effetti della denatalità sono state oggetto dell’indagine di molti studiosi fra questi Marco Esposito, giornalista professionista e saggista, che, nel suo libro inchiesta “Vuoto a Perdere”, parla di “inverno demografico” e la correla alla decrescita economica del Paese. Secondo l’autore, in un imminente futuro vi sarà la difficoltà di sostituire coloro che andranno in pensione con giovani in età di lavoro, con riflessi negativi sulla spesa pensionistica e sanitaria considerato che in Italia il 25% della popolazione è composta da over 65. Dati che destano preoccupazione, in quanto in poco più di sessanta anni la natalità in Italia si è ridotta del 75% passando da 1.035,207 bambini nati nel 1964 a 393.333 nel 2022 (ISTAT). Non esiste una soluzione magica, il Mezzogiorno si spopola mentre il Nord è sovraffollato ed offre l’illusione che in quell’area non esiste il problema della denatalità. Tema che è stato affrontato dai governi italiani con provvedimenti tampone, preoccupati soprattutto di tenere in equilibrio i conti pubblici gravati da un debito superiore ai 3 mila miliardi. La riduzione delle nascite è il sintomo della decrescita economica dell’Italia, senza efficaci interventi orientati ad offrire il lavoro stabile, la sanità e servizi pubblici correlati ai bisogni, principalmente nel Meridione, si comprometterà la rilevanza dell’Italia nel quadro macro economico mondiale.
