10/03/2026
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Napoli: ANCORA UN UOVO NEGLI ANFRATTI DI MEGARIDE

san genanro e megarid
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di Elio Notarbartolo

Nel 1370, a Napoli successe il finimondo.

Ce lo ha raccontato anche il Petrarca che era in città, in rappresentanza degli interessi di Firenze.

Terremoto e maremoto insieme.

L’arco che si trovava a metà della base della roccia su cui era costruito il castello e lo divideva in due zone crollò e la gente fu presa dalla paura che il magico uovo che Virgilio aveva nascosto negli anfratti dell’isolotto che continua a reggere il più famoso castello di Napoli, si fosse rotto e, con esso, si fosse rotto l’incantesimo magico che Virgilio aveva legato al famoso uovo a protezione della città.

Era regina Giovanna I d’Angiò che volle assecondare la credenza popolare, e quando si accinse a riparare il castello, fece propalare la notizia che avrebbe nascosto un nuovo uovo nei sotterranei, facendolo contenere in un vaso di vetro.

Il castello si riinaugurò, nove anni dopo, nel 1379, per accogliere l’antipapa Clemente VII, eletto, a Sutri, da 7 cardinali francesi, a cui si era votata la regina, incurante delle suppliche di santa Caterina da Siena che le indicava come vero papa quello eletto dai cardinali di Roma, Urbano II che, per di più, proveniva da un’antica famiglia napoletana, i Prignano. Uovo o non uovo, il popolo si rivoltò contro la regina e si sollevò contro di lei, guidato da un camorrista ante litteram, il “brigante Cosetore”.

La regina fece sedare nel sangue la rivolta, ma il 1379 segnò per lei l’inizio della fine. Ormai Virgilio non aveva più tanta presa sul popolo napoletano, che, proprio attraverso il nonno e il padre di Giovanna, aveva portato in auge il culto di Gennaro a Napoli. Fu proprio il padre di Giovanna, re Roberto d’Angiò che donò alla cattedrale di Napoli il busto in argento del santo che, ancora oggi, viene portato in processione per le vie di Napoli.

Il nonno Carlo II aveva donato la teca per contenere la pietra con il sangue di san Gennaro. Evidentemente l’invocazione a Virgilio aveva indignato enormemente san Gennaro che privò la regina di ogni capacità di intuizioni politiche tanto che si legò, mani e piedi, al papa francese e al fratello del re di Francia e bloccò l’ambasceria guidata da Ottone di Brunswick, suo marito, già a Roma per la rappacificazione con papa Urbano.

Se volete, questa è una manifestazione negativa del patrono di Napoli. La prima manifestazione positiva, o, meglio, il primo miracolo in favore di Napoli, il santo lo produsse solo nel 1631, quando portato il suo busto sul Ponte dei Francesi, i Napoletani videro la lava del Vesuvio che si arrestava e che l’eruzione aveva finalmente termine.

Non pare che san Gennaro abbia fatto sapere la sua opinione quando la chiesa cattolica lo degradò a santo minore e definì il suo miracolo del sangue un semplice “portento”. Ormai anche Gennaro, che pare sia Beneventano, era entrato nella mentalità diffusa dei Napoletani e ormai era nelle condizioni di accogliere il suggerimento dell’anonimo Napoletano che, saputo dell’atteggiamento dei cattolici nei riguardi del santo, ebbe a scrivere su un muro della città; “Gennà, Futtetenne! (Gennaro, Lasciali parlare! tu per noi, sei sempre San Gennaro!)

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