Montella (immagine da web)
Il medico irpino che risanò le sorgenti termali del litorale flegreo: storia e meriti di Sebastiano Bartolo, tra scienza, umanità e memoria dimenticata.
di Enne
Sebastiano Bartolo era un medico di Montella, professore primario di anatomia e filosofia al Ginnasio napoletano, specializzatosi nelle virtù curative delle acque termali che costituivano la stupefacente Medicina a poco prezzo che mezza città di Napoli e tanti stranieri usavano per risanarsi da tantissime malattie.
Le violente scosse di terremoto che precedettero la nascita del Monte Nuovo a Pozzuoli provocarono anche un forte moto ascendente del suolo che sconvolse il corso delle acque salutifere che sgorgavano da quasi 50 sorgenti naturali ed erano famose da prima della venuta dei Greci sulla costa tirrenica dell’Italia.
Il vicerè don Pedro da Toledo, nonostante la sua intelligenza e la sua operosità, non ebbe a disposizione le ingenti risorse economiche per provvedere alla ristrutturazione delle sorgenti rimaste solo danneggiate, e il primato e la fama delle sorgenti salvifiche passò a Ischia, che fece una grande pubblicità delle sue acque anche in Europa.
Trascorsero 100 anni ma non bastarono a cancellare la memoria delle acque del litorale flegreo.
Nel 1668, un altro vicerè, don Pedro de Aragona, decise che le sorgenti termali di Napoli e Baia andavano recuperate e aperte all’uso della povera gente che, a Napoli, non è mancata mai.
Fu questo Vicerè che convocò questo eminente studioso nativo di Montella in Irpinia, Sebastiano Bartolo, e gli affidò il compito di rintraciare e restaurare quante più sorgenti fossero recuperabili.
Sebastiano Bartolo conosceva i trattati sulle terme di Pozzuoli e Baia scritte a partire dal 1200 e si servì anche delle pubblicazioni cinquecentesche e seicentesche che riportavano luoghi e virtù terapeutiche di varie sorgenti.
Egli divise le ricerche in tre parti del litorale flegreo, da Fuorigrotta fino a Miseno, e alla fine del suo lavoro, fece disporre 3 lapidi lungo il percorso costiero riportando in ciascuna di esse, il nome delle sorgenti ritrovate con le cure mediche che si potevano ottenere in ciascuna fonte.
La prima lapide fu posta all’ingresso della strada sotterranea che collegava Fuorigrotta con Coroglio perchè il Vicerè voleva che chi si da Napoli si dirigeva verso Pozzuoli sapesse di quali cure sarebbe potuto godere.
Questa lapide sta ancora là dove fu posta.
La seconda lapide fu posta a Pozzuoli, nei pressi del tempio di Serapide ( il Macellum).
La terza lapide fu posta all’inizio della Sella di Baia, al di sopra della villa di Cesare.
Questo terzo epitaffio è andato perduto ma ha avuto l’onore di dare nome alla Punta dell’ingresso al golfo di Baia e di ricordare gli alti meriti del Vicerè don pedro de Aragona e del grande medico irpino che seppe tradurre in fatti i propositi politici della corte vicereale con soli 9.000 ducati.
Con solerzia, efficacia, e senza rubare!
