10/03/2026
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BELISARIO, GIOVANNA II, e LA STUPIDITA’

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Alfonso D’Aragona


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alfonso d'aragona
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di Elio Notarbartolo

Napoli è stata sempre una città ben fortificata, dal tempo dei Romani a tutte le epoche successive.

Contro le sue difese non ci poterono i Sanniti, che si misero a cingere d’assedio la città.

La fame è la fame, e una delegazione di Napoletani si recò a Roma chiedendo aiuto al Senato: l’ottenne a patto che i Napoletani accettassero di divenire Provincia di Roma, seppure con una serie di privilegi.

Anche i Bizantini tentarono di prendere Napoli occupata dai Goti.

Il comandante dei Bizantini, il generale Belisario si fece dire da alcuni muratori, come entrare segretamente in città: pochi soldi bastarono per saper dell’acquedotto che da fuori città, entrava sotterraneo in Napoli e usciva a Santa Sofia.

Anche il padre di Federico II, Enrico VI, tentò di prendere Napoli con la forza, ma, oltre che recare qualche danno a Castel Capuano, a castel dell’Ovo e ad una parte delle mura, dovette togliere l’assedio.

La regina Giovanna II, troppo isolata nel contesto internazionale, per salvare il suo regno, affiliò il potente re di Sicilia e Aragona, Alfonso V e lo fece venire a Napoli.

Alfonso volle agire da figlio della regina e del di lei marito, non sapendo dei forti dissidi di Giovanna che non accettava di dare il titolo di re a quel pazzo re Giacomo di Maiorca che aveva sposato.

Questo fece sì che la regina diseredò Alfonso e affiliò Luigi, il fratello del re di Francia: per cui, alla sua morte, il regno di Napoli sarebbe passato ai Francesi anzichè agli Spagnoli, nessuno pensando al vero bene di Napoli.

Scoppiò la guerra e a pagarla amaramente furono i Napoletani che si divisero nel partito spagnolo e in quello francese.

Il territorio del regno fu oggetto di devastazioni su larga scala, ora da parte di uno ora da parte dell’altro aspirante a diventare re.

La città riuscivaa difendersi anche se Alfonso d’Aragona, più guerriero e più attrezzato sul mare, mise d’assedio Napoli facendo base delle sue incursioni nel golfo a Ischia e a Procida.

Fu Alfonso che attrezzò quella che ormai tutti conoscono come la CORRICELLA, a Procida, in un vero e proprio porto per ospitare 2 galee e 4 galeotte.

La guerra, comunque, non finiva, anche se Alfonso riusciva a contornare Napoli delle sue milizie.

Leonardo Aretino, segretario della Repubblica fiorentina, per ingraziarsi la stima di quello che ormai appariva il vincitore della lunga guerra che durava dal 1435, gli mandò la traduzione in Latino della narrazione che i Bizantini avevano fatto del percorso sotterraneo che le truppe di Belisario avevano fatto per penetrare non veduti in Napoli.

Anche il re Renato d’Angiò sapeva dell’esistenza di quel percorso; sapeva che spuntava a santa Sofia, e aveva dotato la zona di cancelli e muretti.

Ma aveva pochi vigilanti e pochi nobili erano rimasti dalla parte sua.

Alfonso aveva al suo seguito alcuni nobili fuoriusciti da Napoli e, con la loro guida , gli fu facile occupare di sorpresa le parti più importanti della città intorno alla porta di Santa Sofia

Re Renato d’Angiò si dovette ritirare in Castelnuovo, trattare la resa, riconoscere Alfonso e andare via da Napoli.

Pochi re Napoli ebbe amati dal popolo: Renato fu uno di essi, ma il popolo non contava, e odiava il comportamento che avevano avuto in città gli Aragonesi prima che il reame fosse affidato a Renato e a Isabella, sua moglie.

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