09/03/2026
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LE IDENTITA’ LIMINALI: OVVERO “ I FEMMINIELLI”

femminielli
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di SIlvana D’Andrea

E’ un fenomeno presente in tutte le culture, dalla preistoria fino ai giorni nostri. La pittura vascolare greca testimonia l’esistenza di una figura, sessualmente ambigua, caratterizzata dalla compresenza di elementi simbolizzanti tre generi : maschio, femmina e l’androgino . ll simbolo della bisessualità e della effeminatezza era l’Ermafrodito” , una figura immediatamente leggibile come femminile, di cui non si poteva non notare il controsenso della presenza dei genitali maschili : un’unione dei due principi della generazione e della concezione, in un unico essere.

Da sempre, la storia ha dato conto dell’esistenza di persone che non si riconoscevano nel sesso assegnato alla nascita, e, in molte culture, essi venivano venerati come persone dotate di una speciale divinità, per la loro straordinarietà, di avere una sessualità indefinita.

Una figura più o meno costantemente presente nella cultura popolare napoletana, oggi, però, notevolmente sbiadita nel suo contesto sociale , è il “femminiello”,: un androgino detentore sia dello spirito maschile, che di quello femminile. .

La comunità superstiziosa napoletana lo dotava di particolari poteri sciamanici, magici, in condizione simbolica di ermafroditismo, divenuto protagonista di un universo “altro”, una religiosità sincretica, con un particolare legame con il divino, depositario della fertilità, del rapporto con la terra, del ciclo vita-morte.

La sua ambivalenza sessuale, articolata nel gioco dei travestimenti, veniva accolta, con bonaria tolleranza dalla società del vicolo e, nei quartieri poveri della città, trovava un ideale “pabulum” , per sviluppare le sue particolari tendenze.

Era considerato uno stravagante, che amava travestirsi ed imbellettarsi come una donna, con un modo di vivere la liminarità, con un proprio modo di amare, come e più di una donna, con una vita sociale normale, con elementi fondanti come: il matrimonio,le nascite, la morte, bravissimo nel travestirsi e nel teatralizzare vari eventi come il matrimonio, l’accoppiamento oppure la nascita con il rito della figliata, nel quale metteva in scena tutte le fasi di un parto, fingendo la nascita di un figlio maschio: un fantoccio di legno (dalla grandezza di un neonato) che egli rappresentava con un grosso fallo, per sottolineare la forza e il suo personale desiderio di mascolinità.

La nuova drammaturgia napoletana, con tanti scritti e racconti, ha fatto riemergere,specie con la “Cantata dei pastori” e con “ la Gatta Cenerentola”,l’amore, la solidarietà, la solitudine, la tragicità e l’esistenza dei travestiti.

La testimonianza maggiore si ha con l’inserimento di questa figura trasgressiva e profana nel presepe napoletano,accanto alle figure della sacralità. deSi è affievolita la tradizione del pellegrinaggio annuale della Canderola (presentazione di Gesù al tempio) alla Madonna Schiavona(nera) di Montevergine. Luogo di culto, particolarmente caro ai femminielli ed agli attuali gay che, secondo una leggenda raccontata dal lontano 1256, li protegge ( due amanti omosessuali, condannati a morte, legati ad un albero, tra lastre di ghiaccio, sarebbero stati liberati dalla Madonna).

Dal dopoguerra ad oggi è fortemente ridotto il senso della vita comunitaria tra il popolino e , con esso, anche il territorio protetto del “femminiello”che è sopravvissuto per 25 secoli contro l’omofobia della Chiesa cattolica e di una società piccolo borghese e borghese contraria, in contrasto col pensiero del popolo minuto sempre tollerante, che ha caratterizzato, con il suo sentire, un “modus” specifico, nel bene e nel male, della nostra amata città.

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