07/03/2026
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La “brevitas” contro la “veritas” o, meglio: Lorenzo Valla e il Panormita alla corte di Alfonso d’Aragona

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Alfonso V d’Aragona detto il Magnanimo


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Tra storia e cronaca. Alfonso I d’Aragona, re di Napoli, è passato alla Storia come “Alfonso il Magnanimo”. Magnanimo, questo re, non è mai stato.

di Elio Notarbartolo

Alfonso I d’Aragona, re di Napoli, è passato alla Storia come “Alfonso il Magnanimo”. Magnanimo, questo re, non è mai stato.

Cacciato da Napoli dove era stato chiamato da Giovanna II di Durazzo come proprio erede quando la sovrana di Napoli aveva bisogno di un alleato forte, Alfonso, che era già re di Sicilia e di Aragona, invece di tornare in Catalogna, sua patria, andò ad assediare, con le sue navi, la città di Marsiglia, orgoglio di Francia e fiore all’occhiello di Luigi III d’Angiò che Giovanna II aveva chiamato al posto di Alfonso.

La città era sguarnita perchè tanti dei suoi uomini erano partiti per la Puglia insieme a Luigi III proprio per far allontanare dal regno di Napoli Alfonso. I Catalani, entrati facilmente nella città, dopo essere stati capaci di spezzare la catena di ferro posta all’ingresso del porto, si diedero ad eseguire massacri, stupri e incendi. Ben 4000 case furono rase al suolo dopo essere state bruciate.

La storiografia cortigiana che voleva fare di Alfonso un principe glorioso, giusto e onorato, contraddicendo i ” dettagli” della carneficina che coinvolse donne e bambini, racconta di un intervento di Alfonso che blocca la barbarie sanguinaria dei suoi soldati e lascia parte dei proventi del saccheggio alle opere pie del tempo della città saccheggiata.

Alfonso assale Marsiglia, sapendola sguarnita di uomini, con l’obiettivo preciso di rubare le reliquie di san Luigi di Tolosa, ma la letteratura cortigiana racconta che sono stati i soldati a trovare queste reliquie e a farne omaggio al loro re, per cui lui, il re, è solo il donatario di queste spoglie, in modo da non farlo comparire come l’autore di un furto sacrilego. Ma quali sono i grossi interessi di Alfonso per quel furto?

Statua di Alfonso il Magnanimo, in piazza del Plebiscito a Napoli

San Luigi di Tolosa è il figlio di Carlo II d’Angiò, re di Napoli, ed è anche il fratello di Roberto, anche lui, dopo Carlo, re di Napoli. Le spoglie del santo, che egli poi deposita nella cattedrale di Valencia insieme alla catena spezzata del porto di Marsiglia, vera e unica difesa della città, servono a dargli l’alea di grande condottiero e di vantare un diritto in più sul regno di Napoli a cui egli aspira, dopo che la regina Giovanna II gli ha ritirato l’affiliazione.

Durante la sua presenza a Napoli, a partire dal 1420, egli si era reso inviso alla sovrana e alla sua corte, tra l’altro facendo imprigionare l’amante della regina Sergianni Caracciolo. Quando, poi, la regina decide di far uccidere Sergianni, è Lorenzo Valla a scrivere l’epitaffio del gran Siniscalco di Napoli. Lorenzo Valla, nei suoi scritti ( anche in quello che scrive nel marmo) ha sempre cercato di riportare la “veritas” dei fatti come veramente avvenuti. Certo, non accettava, attraverso una ricercata “brevitas” di abbellire la storia per far fare bella figura al suo sovrano davanti ai posteri, come aveva scelto di fare il Beccadelli (quello detto “il Panormita”), e, in qualche modo anche Jacopo Sannazzaro, letterati ufficiali della corte aragonese che giustificavano la loro coscienza di imbiancatori della cronaca pro sovrano dicendo, prima a se stessi, che i particolari della storia distraggono” e stancano i lettori”.

Ecco che nella storia di Napoli abbiamo un re Magnanimo- ma è un fatto di ieri- e un sacco di politici e politicanti di oggi inetti e inadeguati per via di una quasi inesistente critica culturale e politica, e anche per via di una pluralità di informazione distraente anche se formalmente neutrale. Certo, Lorenzo Valla non fece una gran carriera alla corte degli Aragona. E speriamo che il nuovo sindaco di Napoli non imbarchi funzionarie postulanti inadeguati ai bisogni della città.

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