11/03/2026
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Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore

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Il 23 aprile di solito è una data importante per chi frequenta una Facoltà di Lettere, specialmente da quando è stata scelta come “Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore”, in ricordo al giorno in cui morirono Cervantes e Shakespeare nel 1616. È una data per festeggiare l’importanza della lettura come elemento di creatività e crescita personale e collettiva. Se vogliamo, é una ricorrenza retorica e artificiale, ma che nel 2020 è avvenuta senza l’incontro dei lettori con gli scrittori, privati della passeggiata con la rosa per le nostre città, assordati dai discorsi politici in rete. 


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Dante Divina Commedia
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Il 23 aprile di solito è una data importante per chi frequenta una Facoltà di Lettere, specialmente da quando è stata scelta come “Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore”, in ricordo al giorno in cui morirono Cervantes e Shakespeare nel 1616.

La giornata mondiale del libro È una data per festeggiare l’importanza della lettura come elemento di creatività e crescita personale e collettiva. Se vogliamo, é una ricorrenza retorica e artificiale, ma che nel 2020 è avvenuta senza l’incontro dei lettori con gli scrittori, privati della passeggiata con la rosa per le nostre città, assordati dai discorsi politici in rete. 

A casa, ognuno di noi si trova davanti ai libri “salvati”, quelli che fisicamente ci accompagnano nella quarantena, ai quali si sommano infiniti archivi digitali con opere per tutti i gusti. Inutile dare un’altra lista di letture oggi, le ricette magistrali si trovano ovunque.

Ma in qualche modo oggi, più che mai, i libri che abbiamo letto sono il nostro conforto contro la paura e l’incertezza verso il futuro; perché aprendo una pagina di Boccaccio, di Camus, di Mario Benedetti… rileggiamo e reinterpretiamo l’epidemia e comprendiamo con inconsueta lucidità che stiamo affrontando una sfida già vissuta. 

Il contrasto, spesso avvilente, è con i mezzi d’informazione. Dopo settimane d’isolamento, il messaggio istituzionale suona a retorica e aumenta la sensazione di assistere ad una menzogna fuori controllo.

Si spendono parolone per ringraziare la generosità e solidarietà della popolazione e poi scopriamo il sabotaggio del materiale sanitario; applaudiamo ogni sera per l’improbo lavoro negli ospedali e poi alcuni medici e infermieri sono minacciati ed accusati dai vicini di condominio di essere untori; si lodano i gesti, specialmente le singole donazioni, che ridanno fiducia nel genere umano, ma ci ritroviamo afferrati alle nostre sicurezze materiali, a malapena nascondendo i rospi ingoiati. 

Il progresso per il bene comune, la forza delle comunità unite e concentrate nell’aiuto, la fiducia nell’altro, sono realtà sbiadite ai miei occhi. Sono concetti privi di senso, forse perché sprecate con la facilità degli attuali mezzi di comunicazione digitale, e non guadagnate con la riflessione, con la vera esperienza.


In questa silenziosa primavera, oltre alle tante manifestazioni a distanza per festeggiare i libri, possiamo immaginare più nitidamente l’animo di quei due vecchi autori classici, emblema della letteratura occidentale, scrivendo nello stesso secolo da qualche misera stanza in solitudine e senza fama.

Forse allora ricompare, come per miracolo, il significato più profondo di ‘salute’, che intendeva anche salvezza o per lo meno un certo stato di grazia spirituale capace di predisporre al bene. Il bene in quanto senso di giustizia e saggezza per dare luce al nostro passaggio nel mondo. 

I discorsi visionari di questi o altri uomini, a volte sono stati felicemente scoperti dalla storia della cultura, altri dimenticati o mai trasmessi. Il lascito del loro scavare nell’anima umana qualche volta ha lasciato traccia in un libro criptato per le generazioni future. Allora si verifica un fenomeno curioso: la parola del grande scrittore, ignoto o lodato che sia, ci raggiunge come un fulmine, apre le coscienze toccando i tasti del mistero, ma in seguito il sapere svanisce; la scoperta diventa scomoda e si preferisce subito dimenticare. Posiamo il libro e andiamo avanti senza memoria. 

Nello stesso modo, gli ideali del bene e del progresso collettivo, lo sappiamo, non sono una menzogna quando nascono nei cuori umili e coraggiosi; perché le pagine letterarie sono ali che insediate nell’esperienza reale possono portare lontano. Invece sono vuote in mano alle retoriche del potere e alla mediocrità (interessata) che domina il momento presente.

Diceva Goethe nel Faust che gli uomini, ascoltando parole vuote, spesso le confondono con pensieri profondi. Anelando alla salute dello spirito, vorrei proporre allora, come primo passo, l’ascolto delle parole che abitano in noi, provando a risvegliare l’antica emozione di sentirci legati alla comunità e alla cultura. 

Circondati dal silenzio, nella periferia dell’intelletto, magari un’emozione sincera ci risveglia… 

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