A MARONNA T’ ACCUMPAGNA
di Silvana D’Andrea
Le forze soprannaturali che minacciano e tormentano gli esseri umani, si trovano in tutte le società primitive.
Esse erano vigorosamente vive nel mondo antico e continuarono a fiorire nei secoli successivi nell’Europa medievale, mescolandosi con il Cristianesimo. Oltre il Diavolo e Satana, con i suoi eserciti di demoni subordinati, vi furono altre presenze dannose e minacciose nella credenza popolare: spiriti maligni, fantasmi, streghe, poteri del mondo sotterraneo, esseri che vagano di notte, entità malvagie: fecero facile presa su popolazioni particolarmente superstiziose, come quelle che hanno sempre abitato nel nostro Sud, il cui rapporto con la morte, continua ad avere un legame stretto, misto tra: paganesimo e Cristianesimo.
Per lunghi secoli, il popolo napoletano, da buon epigono del popolo greco, mantenne inalterato il culto dei “Lari” (divinità greche rappresentanti lo spirito degli antenati) con statuette di terracotta, legno o cera, collocate in ogni casa, nelle “lararie”( custodie).
Con l’avvento del Cristianesimo, la Chiesa intraprese una battaglia durata nei secoli ma mai vinta, e, anche oggi, se ben ci pensate, c’è qualcosa che somiglia più al rito pagano che non alla spiritualità che Cristo ci ha portato.
Il popolo napoletano rimase idealmente legato ad un passato pagano lasciando quasi inalterate certe forme di religiosità, rituali e votive :
Ex voto suscepto», ( “per promessa fatta”), una formula di rito di ringraziamento fatta ad un Santo, per grazia ricevuta, la trovate, spesso, all’ingresso delle case, inclusa in una qualche edicoletta o piccolo tabernacolo, come facevano gli antichi, messa lì a protezione della casa e di chi vi abita.
Tante corporazioni di artigiani vi si dedicarono alla loro creazione, specializzandosi, addirittura contribuendo economicamente alle costruzioni.
Alle donne del vicolo “ le madonnare” venne affidato il compito di curare la cappella adornandola con qualche fiore e accendere ogni giorno un lumino ad olio.
Tanto tempo fa,, all’imbrunire, le strade di Napoli erano totalmente buie e la situazione era divenuta pericolosa, soprattutto per l’ imperversare di banditi e di ladruncoli, che, grazie al buio delle strade, approfittavano per mettere a segno i loro piani criminosi.
ll Segretario di Stato del regno borbonico, il marchese Domenico Caracciolo, fece installare una cinquantina di lampade ad olio, nei pressi di Palazzo Reale e delle tre principali contrade: Chiaia, Toledo e Forcella.
Puntualmente il prezioso olio delle lampade, veniva sottratto,-dai poveri per ristrettezze economiche e dai banditi per compiere rapine.
Tanti furono i tentativi di illuminare la città , ma tutti risultarono vani.
Ferdinando IV (Re Nasone per il popolo) si rivolse ad un domenicano, molto amato e temuto dai lazzaroni, una delle figure più importanti del 700 religioso napoletano, padre Rocco, che mise in atto un piano, facendo leva, soprattutto, sul sentimento religioso del popolo : Consegnò nelle case di fedeli devoti, copie di un dipinto di una Madonna , con l’invito di appenderlo fuori casa ed accendervi, per devozione, un lume ogni sera.
Il frate sapeva bene che i banditi ed i ladri, erano molto devoti anche loro e non avrebbero mai osato rubare l’olio delle lampade alle immagini sacre.
Fu così che le strade di Napoli ebbero luci notturne più diffuse, divennero più sicure e le edicole votive si estesero per il tutto il territorio.
Una religiosità che fu chiamata popolare, che si svolgeva al di fuori dei circuiti ufficiali, una devozione sincera, spontanea, autentica e, nella maggior parte dei casi, in sintonia con le proposte della Chiesa . Una pietà popolare che ha continuato a comprendere pratiche superstiziose, con elementi corporali” e “visibili”.
Toccare un’immagine del Crocifisso o della Beata Vergine Addolorata, era un modo per essere coinvolto in un dolore comune; fare un pellegrinaggio a piedi in comunità, affrontando fatica e spese, era anche un segno per manifestare l’interiore desiderio di avvicinarsi al Mistero.
.Le figurelle” nelle infinite varietà di espressioni e relativi significati di immagini sacre del protettore della zona, o protettore di un mestiere, sono divenute oggetto di culto privato che ogni Napoletano porta con sé nella sacca del viaggio, nel libro delle preghiere, o nei cassetti tra i vestiti, nel comodino o nel portafogli.
“ Il vincolo del popolo napoletano con la Madonna è molto forte e, tutt’ora, è “la mamma di tutti i Napoletani”.
La invocano in vari momenti come :Mammasantissima “ o: Mamma e’ Pompei” Mamma d’o Carmene”, Mamma d’o Rosario”ecc.
Se volete che una persona cara venga sorvegliata dalla Madonna auguratele “ A Maronna t’accumpagna” e vedrete che la Vergine la proteggerà…
