29/04/2026
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Zinzi e il CPR: la sicurezza come propaganda e lo schiaffo alla “sua” Terra di Lavoro

L’ingresso del Centro Fernandes
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Dati, costi e reazioni del territorio: un’analisi critica delle posizioni sull’apertura del CPR a Castel Volturno e delle ricadute sulla Terra di Lavoro

di Bruno Marfé

Le recenti affermazioni dell’onorevole Gianpiero Zinzi, deputato e coordinatore regionale della Lega, in merito alla realizzazione del CPR a Castel Volturno, lasciano sbigottiti per la superficialità con cui si liquida una protesta corale come “sindrome NIMBY” o “ideologia di sinistra”.
È singolare che proprio Zinzi, casertano doc (nato a Caserta nel 1983), sembri ignorare la grammatica sociale e le ferite aperte di quella Terra di Lavoro che lo ha eletto e che oggi, con questa scelta, viene ulteriormente sacrificata sull’altare della propaganda securitaria.

Numeri contro Retorica: il fallimento dei CPR

Zinzi parla di “sicurezza” e “allontanamento di chi non ha titolo”. Ma i dati di fatto dicono altro. Secondo le relazioni del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, l’efficacia dei CPR nel garantire i rimpatri è fallimentare. Nel 2023, meno del 50% delle persone transitate in queste strutture è stata effettivamente rimpatriata.
Il risultato reale? Migliaia di persone vengono trattenute per mesi in condizioni degradanti (spesso peggiori di quelle carcerarie) per poi essere rilasciate con un pezzo di carta in mano, restando sul territorio in uno stato di disperazione e marginalità ancora più profondo. È questa la “sicurezza” promessa? O è piuttosto un moltiplicatore di tensioni sociali?

40 milioni e passa: un’offesa al buon senso

L’onorevole accusa la sinistra di voler “non fare nulla”. La realtà è che il territorio chiede di fare altro.
Oltre 40 milioni di euro verranno spesi per costruire celle e recinzioni. Con la stessa cifra, Castel Volturno – comune che vive in un cronico dissesto finanziario – potrebbe rifare il manto stradale, potenziare l’illuminazione pubblica, finanziare asili nido e rafforzare quella Polizia Municipale che dovrebbe garantire il controllo del territorio.
Investire sulla reclusione invece che sullo sviluppo non è “legalità”, è una scelta politica di abbandono camuffata da rigore.

Il rinnegamento delle radici

Colpisce che un rappresentante casertano definisca “ideologica” la protesta. Forse Zinzi dimentica che in prima linea contro il CPR non ci sono solo i partiti, ma le Parrocchie, la Caritas (Centro Fernandes), il Vescovo di Capua e Caserta e il mondo dell’associazionismo cattolico e laico. Sono “ideologici” i sacerdoti che ogni giorno danno da mangiare a chi lo Stato ignora? Sono “ideologici” i volontari che conoscono ogni vicolo di Castel Volturno meglio dei tecnici di Invitalia?
Tacciare di “sindrome NIMBY” (non nel mio giardino) una comunità che da trent’anni accoglie il mondo intero senza ricevere servizi adeguati è un esercizio di cinismo politico. Castel Volturno non sta dicendo “non fatelo qui”, sta dicendo “non fatelo affatto, perché è uno strumento inutile e costoso che aggraverà il degrado”.

La sicurezza non è una caserma

La sicurezza, caro Onorevole Zinzi, si ottiene con la regolarizzazione del lavoro (quello stesso lavoro che regge l’agricoltura e l’edilizia della nostra provincia) e con l’integrazione. Trasformare Castel Volturno nel terminale campano della deportazione non sottrarrà degrado alle città, ma ne creerà di nuovo nel cuore della provincia di Caserta.
Chi boicotta davvero il bene del territorio? Chi chiede investimenti reali per i cittadini o chi, da Roma, decide di piantare l’ennesima struttura emergenziale in una terra che meriterebbe, finalmente, una visione di sviluppo e non di reclusione?
Zinzi scelga: vuole essere il megafono di un Ministero sordo o il rappresentante di una comunità che non accetta più di essere la discarica delle emergenze nazionali.

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