UN DISCORSO CHE SA RINNOVARSI SEMPRE
Partito Repubblicano Italiano
di Elio Notarbartolo
E’ un gran dolore perdere un amico, e non ci son parole quando i tratta di un’amicizia ultracinquantennale.
Non un’amicizia di adolescenti, di banchi di scuola, di Università o di lavoro: un’amicizia politica creatasi sulla roccia di una comune cultura liberale, più laica la mia, più sinceramente cattolica la tua.
Abbiamo colto tanti risultati insieme, con il senso pratico tuo, con la visione astratta mia.
Me la hai sottolineata sempre questa differenza, e sapevo bene che avevi ragione.
Mi hai spesso affettuosamente e giocosamente rinfacciato di averti convinto a iscriverti tra i giovani Repubblicani, ad averti portato in mezzo a tanti teorici della libertà e della democrazia e a pochissimi organizzatori della presenza nella società e della conservazione del consenso.
In verità furono le preoccupazioni di Francesco Compagna al Congresso Regionale del 1970 alla Mostra di Oltremare, e, prima ancora, al congresso provinciale di Caserta che allentarono i vincoli con la UIL, con l’ENDAS, e con l’AGCI che difendevo in quanto ci permettevano un rapporto più efficace con gli interessi pulsanti della vita quotidiana, molto maggiore dei convegni e delle saltuarie occasioni di dibattito tra esponenti dei partiti.
Ti accorgesti presto della sempre minore presa dei partiti nella società e cominciasti a pensare che una organizzazione partitica del 3-4% non poteva avere significato in una società che si evolveva verso una parcellizzazione di interessi sempre più spinta.
Su questo punto focalizzammo le nostre discussioni e le nostre visioni politiche cominciarono a divergere.
Ti lasciasti assorbire da Italia dei Valori mentre io avevo ottenuto da Di Pietro in persona il riconoscimento delle ragioni del nostro esistere in autonomia, da Repubblicani.
“Ben vengano i Repubblicani ed i loro valori” mi disse quando andammo a concludere un’alleanza che portò alla tua elezione in Parlamento, “Noi ci chiamiamo Italia dei Valori, ma, oltre al Giustizialismo, di cui io stesso comincio ad avere dei dubbi, in realtà non abbiamo altri valori” mi disse.
Tu, poi, volesti aderire a Italia ei Valori, nonostante i personaggi napoletani che si muovevano in essa.
Ti feci gli auguri rimanendo tra gli astratti testimoni di Libertà e Democrazia.
Ti feci ugualmente gli auguri quando mi dicesti che avevi aderito al PD.
Tanto sapevo bene che i valori che avevamo condiviso per tanti anni insieme, li portavi tutti dentro e che rimanevi un liberaldemocratico “pratico”.
Io, invece, rimango convinto della necessità, della preziosità, e della ragion d’essere di una minoranza pensante nel corpo di una società democratica: basta che abbia il coraggio di dire le cose scomode che altri non hanno la libertà di dire senza rischiare una larga fetta di consensi; basta che abbia la creatività di sognare, meglio, individuare vie di convivenza e di sviluppo che potrebbero offendere il perbenismo fariseo e tanti interessi consolidati che bloccano la società.
Perciò, carissimo Peppino, anche se ho l’età che ho, anzi, forse proprio per questo, sarò in prima fila ad organizzare la presenza dei Repubblicani con una loro lista, in ogni Municipalità di Napoli, ritornerò a quel lavoro che portò alla elezione di Francesco Compagna, facendo passare da 1200 a 9910 voti i Repubblicani in provincia di Caserta, e a raccogliere oltre 3300 voti a Caserta per i Repubblicani Democratici che ti videro leader e Consigliere Regionale.
Già da oggi, perciò, rivolgo il primo richiamo a quei tanti cittadini che formarono le liste dei Repubblicani e dei Repubblicani Democratici 4 anni fa, promettendo loro l’organizzazione e il coordinamento necessario per continuare la presenza dei Repubblicani a Napoli, e, perché no? la volontà di portare il Repubblicanesimo nel Consiglio Comunale della città che ci è cara a tutti.
