“Spycraft” una serie Netflix tra spionaggio e ricerca

Spycraft
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Sono appassionato da sempre di tecnologia, di comunicazione in tutte le sue nuove forme ed informatica, con una seria dipendenza per le serie Netflix.

Guardando Spycraft una serie sullo spionaggio, in un episodio mi sono imbattuto in una tematica che mi ha fatto riflettere e che può interessare molto il periodo storico che stiamo vivendo.

In una puntata della serie, per la precisione la quinta, intitolata “Comunicazione Segreta”, si parla di “punti di scambio” delle informazioni, dalla vecchia scuola ai più innovativi trasferimenti digitali. Si tratta di come gli agenti dell’intelligence acquisiscano e raccolgano informazioni dalle fonti. Tra le innovazioni utilizzate, si illustrano le potenzialità e al tempo stesso la follia di una tecnica di “scambio” e comunicazione: “La tecnologia moderna ha elevato il microdot e la steganografia ad un nuovo livello, attraverso lo sviluppo di una nuova tecnica per praticare lo spionaggio a livello molecolare, a messaggi segreti nascosti nel dna umano”, narra la voce fuori campo, accompagnata da immagini in alta definizione di un filamento di dna Matrix version. 

Secondo l’esperto di spionaggio Keith Melton “è possibile isolare e modificare un filamento di dna affinché contenga un messaggio”. Tramite questa tecnica, cioè, un mittente può creare un filamento di dna unico che solo il ricevente designato può decifrare isolandolo tra milioni di suoi simili, può contenere una password e se ne possono produrre e generare molteplici copie.

“la tecnologia necessaria esiste.”

Keith Melton

Avete letto bene, non è il capitolo di un libro “bioPunk” di Paul di Filippo, autore di fantascienza statunitense, ma è la realtà.

Mi chiedo allora, se tecnologicamente in campo biomolecalare siamo così avanzati, al punto da essere capaci di modificare il dna di un essere vivente, di un uomo, per scambiare “semplicemente” messaggi, (mi sembra quasi assurdo scriverlo) come è possibile che malattie come cancro, HIV o l’ultima novità in campo di infettivologia mondiale il Covid-19, non abbiano ancora una cura?

Da profano della materia, mi sembra incredibile che l’uomo sia riuscito ad immettere nel dna dei suoi simili codici per poter comunicare qualcosa di specifico a qualcuno, e mi sembra tristemente assurdo che non si riesca  a far avanzare la ricerca nell’ambito delle malattie del nostro secolo, a passo più spedito e risolutivo.

L’uomo ha dimostrato di essere capace di eccellere in tutti i campi, dalla conquista dello spazio allo sfruttamento delle risorse di energia rinnovabile, ma anche del nucleare e della bomba atomica.

È sicuro che il destino dell’intero sistema universo risieda nella visione degli uomini che verranno.

ph: Robin Hammond – NATIONAL GEOGRAPHIC


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