14/04/2026
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Rifiuti tessili: Africa discarica della moda occidentale

rifiuti tessili
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di Bruno Marfé

Una frase che mette in luce una verità scomoda è: “l’Africa sta soffocando sotto i nostri vestiti usati.” Questo messaggio, così forte e diretto, mi ha colpito profondamente. Inizialmente, ho provato incredulità: è davvero possibile che il nostro “vecchio pullover”, che pensavamo potesse avere una seconda vita grazie alla beneficenza o al riciclo, finisca invece per inquinare il pianeta? 

La cruda realtà è che sì, accade, e in modo molto più esteso di quanto si possa credere. Non è solo una frase retorica: è un’amara verità che ci troviamo a dover affrontare troppo tardi. Quando gettiamo un indumento usato in un cassonetto, pensiamo di compiere un gesto solidale. Eppure, quel pullover, quei jeans, spesso si ritrovano lontano, in fiumi, zone umide e terre protette incapaci di difendersi.

Quando il riuso diventa dumping coloniale

Nel 2019, l’Unione Europea ha inviato il 46% dei suoi tessili usati in Africa—una quantità enorme che, lungi dall’essere riutilizzata, finisce spesso in discariche informali o bruciata all’aperto. 

In Ghana, dove giungono circa 15 milioni di capi usati a settimana, quasi la metà è spazzatura: abiti sintetici che inquinano spiagge, fiumi e habitat protetti. 

Un’indagine condotta da Greenpeace Africa e Unearthed ha documentato scarichi tessili in aree umide protette, compromettendo la deposizione delle uova delle tartarughe marine e invadendo ecosistemi fragili.

Fast fashion: un sistema che genera rifiuti

Questo disastro non è casuale: è il risultato di un modello economico insostenibile. Il fast fashion, con i suoi capi usa e getta, prodotti in massa con fibre sintetiche, è alla base della crisi. Ogni anno, il mondo produce circa 83 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, gran parte dei quali derivanti da sintesi petrolifera. 

Secondo Greenpeace, «dieci anni dopo la tragedia di Rana Plaza, l’industria continua a sfruttare i lavoratori e a generare enormi impatti ambientali, utilizzando il greenwashing per mascherare la verità».

Greenwashing spietato: tra apparenza e realtà

Molti marchi sfoggiano linee “green”, ma spesso si tratta di pure illusione. «Il più delle volte è solo greenwashing», avverte Giuseppe Ungherese di Greenpeace Italia. 

In un’analisi su 47 prodotti Shein, il 15% conteneva concentrazioni illegali di sostanze chimiche, e un altro 32% presentava livelli preoccupanti. «I rischi ambientali e per la salute umana vengono ignorati», denuncia Greenpeace.

Ma il cambiamento è possibile — se lo vogliamo

Francia, Svezia e Danimarca hanno proposto un divieto UE sull’esportazione di abiti usati per evitare che il problema venga trasferito in Africa. 

Inoltre, nuove normative UE prevedono che i produttori finanzino la raccolta e il riciclo dei tessili, includendo i marchi fast fashion nei programmi di responsabilità estesa (EPR).

L’appello è chiaro: agire subito per interrompere questo ciclo

Non basta più riciclare di più: dobbiamo produrre di meno, ma in modo migliore; abbandonare i tessuti usa e getta; ridurre gli acquisti impulsivi. 

Guide come Oltre il fast fashion di Greenpeace offrono strumenti per un guardaroba sostenibile, basato su consumo responsabile e scelte etiche. 

Ma serve anche una pressione politica: norme che impongano trasparenza alle aziende, responsabilità sociale e ambientale, e divieti alla pubblicità di modelli distruttivi.

In sintesi, l’Africa non può continuare a pagare il prezzo del nostro modo di consumare. È necessaria indignazione, consapevolezza e azioni concrete. Solo così potremo avere una moda che non soffoca il pianeta.

Riferimenti giornalistici 

https://www.theguardian.com/world/2025/jun/18/discarded-clothes-from-uk-brands-dumped-in-protected-ghana-wetlands (https://www.theguardian.com/world/2025/jun/18/discarded-clothes-from-uk-brands-dumped-in-protected-ghana-wetlands)

https://www.reuters.com/business/environment/france-proposes-eu-ban-exports-used-clothes-2024-03-14/ (https://www.reuters.com/business/environment/france-proposes-eu-ban-exports-used-clothes-2024-03-14/).

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