30/04/2026
Il Confronto Home » Attualità » La memoria tradita: Mario Ulivi e le guerre che tornano

La memoria tradita: Mario Ulivi e le guerre che tornano

Mario Ulivi

Mario Ulivi

Condividi l'articolo

di Bruno Marfé

La morte di Mario Ulivi, uno degli ultimi sopravvissuti alla strage di Sant’Anna di Stazzema, non è soltanto la scomparsa di un uomo: è un campanello d’allarme. Con lui se ne va una voce scomoda, la voce di chi ha visto il volto del male quando era ancora un bambino. Cinque anni appena, un frammento di metallo nel cranio, la madre e la sorella massacrate dal nazifascismo. Eppure Mario non ha mai scelto il silenzio: ha trasformato la propria ferita in un impegno civile, raccontando senza tregua l’orrore per impedire che fosse riscritto o dimenticato.

Mentre rendiamo omaggio alla sua memoria, dobbiamo avere il coraggio di riconoscerlo: la storia si ripete. Le stesse dinamiche che hanno portato ai massacri di un tempo si manifestano nuovamente davanti ai nostri occhi. In Ucraina, a Gaza e in molte guerre dimenticate, sono ancora i civili a pagare il prezzo più alto. Case distrutte, famiglie in fuga, bambini privi di un futuro: le immagini sono sempre le stesse da ottant’anni. L’unica differenza è che ora le osserviamo in tempo reale, eppure la nostra indignazione sembra diminuire.

La tragedia della nostra epoca è quella di assistere quasi in diretta alle grandi sofferenze del mondo senza avere la possibilità di fermarle. Questa sensazione di impotenza si unisce all’indifferenza, rendendo ancora più dolorosa la memoria di chi, come Mario, ha dedicato la propria vita a combattere l’oblio e la violenza.

Trump sugli spalti, Bolsonaro condannato

E anche laddove non cadono bombe, i segnali sono preoccupanti. Negli Stati Uniti, l’uccisione di Kirk poteva e doveva essere un momento di unità nazionale. Invece è stata subito trasformata da Donald Trump nell’ennesimo strumento per dividere il Paese, per alimentare paure e contrapposizioni. Paradossale e inquietante vederlo poche ore dopo, allo stadio, gioire con l’entusiasmo di un adolescente, come se nulla fosse. È il segno di una politica che non conosce pudore, che gioca con il dolore collettivo.

Altrove, le democrazie si mostrano più mature. In Brasile, senza traumi apparenti, la giustizia ha condannato l’ex presidente Bolsonaro, sodale di Trump e responsabile di tentativi eversivi simili. Là dove l’America oscilla tra amnesie e connivenze, il Brasile ha dato una risposta netta. È un confronto che dovrebbe far riflettere chi ancora crede che “certe cose non possano accadere” nelle grandi democrazie occidentali.

Il dovere di scegliere

Ricordare Mario Ulivi significa capire che la memoria non basta se resta parola vuota. La sua vita gridava che “mai più” non è uno slogan, ma un impegno quotidiano. Eppure oggi siamo circondati da leader che predicano divisioni, che giocano con il linguaggio dell’odio, che hanno già dimenticato dove portano certe strade.

La lezione è semplice, ma drammatica: la guerra non è mai finita davvero. Si rigenera ogni volta che accettiamo l’indifferenza, ogni volta che ci voltiamo dall’altra parte.

Onorare la memoria di Mario significa scegliere da che parte stare: dalla parte della pace, del dialogo, della verità. Non esistono scorciatoie.

Perché se dimentichiamo, il futuro non farà sconti.

Notizie sull'Autore


Condividi l'articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *