29/04/2026
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Tra Kennedy, Krusciov e la Svizzera: il “messaggio” di Giorgio La Malfa sulla giustizia

Giorgio La Malfa

Giorgio La Malfa -imm. web

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Questo articolo nasce da uno scambio di messaggi con Giorgio La Malfa. Una conversazione informale che, partendo dalla storiellina di Kennedy e Krusciòv, rivela una lettura tutt’altro che tecnica del prossimo referendum sulla giustizia.

di Bruno Marfé

C’è una storiellina che Giorgio La Malfa ha condiviso in uno scambio di messaggi recente, quasi en passant, come si fa con le cose che si ritengono ovvie. Risale ai tempi della Guerra Fredda: Kennedy rivendica la libertà americana ricordando che chiunque può criticare la Casa Bianca; Krusciòv replica che anche in Unione Sovietica si è liberi, visto che chiunque, a Mosca, può fare altrettanto. La libertà evocata come prova, ma svuotata nella sostanza.

È da questo paradosso che prende forma la riflessione di La Malfa sul prossimo referendum in materia di giustizia. Un invito a non fermarsi alla superficie dei quesiti, e a leggere invece la posta politica reale che vi sta sotto.

La giustizia come terreno di conquista elettorale

La Malfa è netto: fermarsi all’analisi dei singoli quesiti significa non capire il quadro. Il punto non è il merito tecnico delle riforme. Il punto è l’uso politico del referendum. L’obiettivo della destra — e in particolare di Fratelli d’Italia — non è una giustizia più giusta. È una vittoria referendaria da capitalizzare in vista delle prossime elezioni politiche.

L’idea, fino a poco fa suffragata dai sondaggi, era questa: incassare un facile successo sul tema della giustizia — un argomento capace di mobilitare l’opinione pubblica — e poi presentarsi alle urne politiche con il vento in poppa. In questa prospettiva, il garantismo non è una convinzione. È uno strumento.

Il caso svizzero: la prova del nove

A chi nutrisse ancora qualche dubbio, La Malfa ricorda un episodio preciso: la reazione del governo italiano nei confronti della Svizzera nel caso del rogo di Crans-Montana. Il presidente del Consiglio Meloni ha ritirato l’ambasciatore a Berna perché la magistratura elvetica aveva deciso di non disporre l’arresto dei sospettati.

Al di là del merito della vicenda, il gesto dice qualcosa di inequivocabile: quando le decisioni giudiziarie non coincidono con le aspettative politiche — o emotive — del governo, la risposta è la pressione istituzionale. Non esattamente il profilo di chi crede nell’autonomia della magistratura.

Il centrosinistra e l’ingenuità tecnica

Una critica diretta è rivolta anche a quella parte del centrosinistra che guarda con favore al “Sì” limitandosi a una lettura tecnica dei quesiti. La Malfa non usa mezzi termini: chi non coglie la dimensione politica complessiva di questo referendum — a maggior ragione in un momento di crisi internazionale, con l’Europa sotto pressione — rivela una deficit di intelligenza politica.

Il giudizio sul referendum, insiste, non può essere scomposto in singole voci tecniche. Deve essere complessivo, contestuale, politico.

L’economia ferma: la vera emergenza rimossa

Oltre il referendum, La Malfa indica quella che considera la vera emergenza del Paese: la lunga stagnazione economica italiana. Il dibattito pubblico si consuma su singoli temi mentre il nodo della crescita resta irrisolto. Ha scritto sul Corriere della Sera della necessità di un dibattito serio sulle cause della paralisi economica e sulle strade per uscirne, indicando anche la propria. Tornerà sul tema nelle prossime settimane.

È in questa cornice che si inscrive anche il lavoro di Officina Repubblicana, pensata come luogo di elaborazione su queste priorità — investimenti, istruzione, ricerca — al di fuori del rumore quotidiano.

Una lezione ancora attuale

La storiellina di Kennedy e Krusciov non è un ‘amuse-bouche’ retorico. È il punto d’arrivo del ragionamento. La libertà — come il garantismo, come la riforma della giustizia — può essere evocata da qualunque parte, anche da chi non la pratica. La domanda che La Malfa lascia aperta è una sola: chi parla di giustizia vuole davvero riformarla, o vuole semplicemente vincere?

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