“Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.” (Don Milani)
di Antonio Bianco
Il governo italiano non può ignorare le disuguaglianze socio-economiche del Paese lasciando ai margini della civiltà il meridione che è il 40% del territorio italiano ed è popolata da 20 milioni di cittadini.
Il Sud è la cenerentola d’Europa, i parametri macro economici sono spaventosi, ogni anno migrano 100 mila persone verso il Centro-Nord o all’estero, il reddito è quasi la metà del Nord mentre la disoccupazione e più che doppia e quella femminile è un abisso senza fondo. Non basta sbandierare sui social che il Sud avrà la sua cospicua fetta di risorse economiche attinte dal PNRR per dotarlo di infrastrutture moderne che, ben sappiamo, sono vetuste o inesistenti.
Grazie al vincolo imposto all’UE di destinare il 70% di quelle risorse finanziarie, ridotte dal governo italiano al 40%, oggi il meridione può sperare di avviare i cantieri. Manca però una regia centrale degli interventi per far crescere in modo omogeneo tutti i territori privilegiando quelli a bassa crescita economica e con il PIL ridotto ai minimi termini. Si è scelto il criterio dei bandi che mettono in competizione i territori e non tengono conto delle diverse situazioni socio-economiche, per le quali sono necessari interventi diversificati ed orientati a ridurre, in tempi accettabili, gli squilibri.
È stupenda la frase di Don Milani: “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.” Pensiero che dovrebbe orientare la politica del governo italiano. Nel filone delle disuguaglianze si inserisce il regionalismo differenziato inserito come collegato alla legge di bilancio approvata l’anno scorso. I media non ne parlano, nessuno la tira in ballo eppure con essa si mira a rendere definitive le disuguaglianze territoriali in quanto si garantirebbero, in modo perpetuo, rendite, già oggi, godute dal Nord e che nessuno potrebbe più mettere in discussione.
Mille sono gli appelli rivolti al Presidente della Repubblica per fermare la dissoluzione della Nazione. Mattarella faccia sentire la sua voce, zittisca la destra leghista di Zaia e Fontana e del liberista Bonaccini, presidenti delle Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Preservi l’Unità e la coesione Nazionale e sia il Presidente di tutti, inclusi i meridionali.
