LA SIRENA PARTENOPE – Convegno a Napoli

La Sirena Partenope
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Mito, messaggio e tradizione della leggendaria fondatrice della città nella Basilica di San Giovanni Maggiore

Partenope. Nel 2012, dopo quarantadue anni di chiusura, la Basilica di San Giovanni Maggiore, tornata all’antico splendore dopo anni di interventi di restauro, con una prestigiosa cerimonia religiosa e laica, voluta dal Vescovo Ausiliario Don Gennaro Acampa, alla presenza del Cardinale Crescenzio Sepe, fu restituita alla città. Esattamente dopo 10 anni, grazie anche alla tenacia e alla professionalità del Parroco Don Salvatore Giuliano, insediatosi alla guida della Parrocchia da quattro anni, la Basilica ancora esclusa dai circuiti turistici, sta acquistando a Napoli il ruolo che spetta alla chiesa di più antica fondazione della città.

L’occasione per attirare l’attenzione di un folto pubblico è stata data dall’esistenza nel monumento religioso, di un’iscrizione che attesta la presenza della tomba della sirena Partenope, mitica fondatrice di Napoli.

La basilica, infatti, si erge sui resti di un antico tempio pagano nel quale si dice che sia stata seppellita la Sirena Partenope. La costruzione della basilica sarebbe da collocare intorno all’anno 324, come avvalorato da un’iscrizione di epoca greca rinvenuta su di un architrave. La leggenda narra che Costantino abbia desiderato la costruzione della chiesa come ringraziamento, per lo scampato pericolo ad un naufragio, della figlia Costanza.

Da qui prende corpo il Convegno tenutosi sabato 19 febbraio scorso, che ha visto impegnati quattro relatori con la moderazione di don Salvatore Giuliano.

In una basilica gremita di pubblico, fornito di green pass e mascherine ffp2, con il benvenuto del parroco si sono aperti i lavori del convegno.

Il professor Matteo D’Acunzo, docente di Archeologia Classica presso l’Università Orientale di Napoli ha introdotto l’argomento sulla reale natura delle sirene conosciute come uccelli e divenute poi donne-pesci. Con l’ausilio di supporti visivi il suo intervento è apparso molto puntuale e altamente scientifico ma espresso con un lessico di facile comprensione per un pubblico eterogeneo.

L’intervento della professoressa Annamaria D’Onofrio docente di Archeologia Classica presso l’Università Orientale di Napoli ha dimostrato come le sirene sono approdate nella città di Napoli, fornendo supporti visivi di reperti recuperati ed analizzati.

La storica dell’Arte Francesca Amirante, ha iniziato il suo intervento dando di Partenope una presentazione affascinante, quale amante della città di Napoli, al punto che secondo la leggenda il golfo aveva preso le sembianze sinuose del corpo della sirena, morta per amore alla foce del Seberto, presso l’isolotto di Megaride.

Interessanti i riferimenti che l’Amirante ha fatto al Sannazaro e al Pontano  due autori celebri del Rinascimento, che hanno trattato nelle rispettive opere i temi ricorrenti e oseremo dire sacri per i napoletani: la natura e il mare.

Nelle opere di entrambi era presente l’amata sirena inserita in una scenografia naturale che ancora oggi noi possiamo vedere, solo in parte, incontaminata.

Con l’intervento della professoressa Rossana Valenti, docente di Filologia Classica presso l’Università Federico II di Napoli, sono stati chiariti aspetti mirati ad integrare le tematiche esposte nei discorsi precedenti.

A conclusione dell’argomento tra mito, messaggio e tradizione la docente ha dato un’interpretazione, mediante varie metodologie, altamente esplicativa.

Con l’intervento di saluto, il Parroco Don Salvatore ha invitato il Maestro Lello Esposito per un ringraziamento. Il Maestro ha omaggiato alla Basilica una sua scultura rappresentante la figura della “cara Partenope”, interpretata in un linguaggio estetico classico.

Occhi ammalianti, corpo sinuoso, busto invitante dai seni generosi che ricordano quelli della ben conosciuta fontana della Spinacorona con la Partenope alata. Molto applaudito il convegno e oltremodo visionata ed ammirata la scultura. A noi resta l’augurio che tanta cultura e tanta bellezza possa servire a far conoscere sempre più questa basilica ad un pubblico napoletano, nazionale ed internazionale.

Margherita Calò


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