NO convito all’Autonomia Differenziata, giornata di mobilitazione per l’unità della Repubblica
di Antonio Bianco
Occorre che si dia forza alla giornata di mobilitazione per l’unità della Repubblica. Il 21 dicembre 2022 dalle 16,00 alle 19,00 in piazza della Rotonda di fronte al Pantheon sarà istituito un presidio che vuole marcare il NO convito all’Autonomia Differenziata inserita nella legge di bilancio, in fase di approvazione. Vogliono spezzare quel filo sottile e consunto dell’indivisibilità dell’Italia, principio, tante volte richiamato dal Presidente Mattarella. Si spacca il paese e nulla si fa per ridurre il divario tra le due macro aree, sull’altare della perequazione il governo mette i LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) che se non fossero definiti entro un anno dall’entrata in vigore del processo secessionista, un commissario provvederà a completare il percorso dell’ARD.
Non possiamo rimanere fermi, occorre fare “massa critica” fra le forze sociali, politiche, i comitati e singoli individui che credono nell’unità del paese, nell’uguaglianza dei cittadini e nella solidarietà verso 20 milioni di meridionali affossati da dati macroeconomici che li pongono all’ultimo posto dell’UE.
Occorre che tutti sappiano e siano consapevoli, del golpe silenzioso operato con la bozza Calderoli di attuazione dell’Autonomia Regionale Differenziata (ARD). Il silenzio assordante della Rai, di Mediaset, degli altri media e della stampa li rende complice consapevoli della nefandezza del progetto politico del governo Meloni. Fanno camminare sotto traccia l’egoismo di Stato, voluto dalla Lega Nord, da oltre 30 anni, e condiviso da una parte dell’opposizione che renderà immutabile la scissione del paese in due “Italia”: il Nord progredito, con servizi all’avanguardia ed il reddito doppio e la disoccupazione che è la metà del Meridione, il quale è dotato di pochi servizi, per giunta inefficienti.
Ogni anno 100 mila giovani lasciano il Sud in cerca di un lavoro dignitoso e migrano verso il Nord Italia o l’UE, il lavoro nero fa da padrone e si seda il malessere sociale con sussidi di Stato. Già oggi la divisione è netta, nella Sanità a Bolzano si spendono 2638 euro pro capite, in Campania la spesa si attesta a 1911 euro mentre in Calabria è di 1750 euro pro capite. Disuguaglianze che si rifletto sulla cura ed assistenza dei cittadini e che danno luogo alla migrazione sanitaria che pregiudicano il bilancio della Campania con circa 400 milioni di debiti ogni anno per prestazioni sanitarie erogare dalle le regioni del Nord.
Ognuno di noi deve fare la sua parte, al di là dell’età anagrafica, siamo attori e non spettatori e non possiamo assistere inermi alla balcanizzazione del paese.
