Morti bianche, prosegue la mattanza

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di Antonio Bianco

Nulla è cambiato, prosegue la mattanza, nemmeno il lockdown ha arrestato le “morti bianche”. La nuda statistica riporta in modo gelido la morte di almeno tre lavoratori al giorno sul posto di lavoro. L’emozione viaggia nell’etere dura il tempo di un servizio in TV che preannuncia le immancabili indagini della Procura della Repubblica.  Senza cerimonie di Stato si versano lacrime di coccodrillo, vuote parole accompagnano l’appello di Mattarella al ministro del lavoro Orlando che fa vaghe promesse sapendo di non poterle mantenere. Il silenzio uccide ancor di più delle parole, non si possono accettare le “morti bianche” come un evento necessario a garantire la produzione mettendo in cantina le leggi che impongono stringenti regole per garantire l’incolumità del lavoratore. Pur di essere competitivi sul mercato europeo e quello mondiale, si spinge sulla deregolamentazione, si risparmia sulla sicurezza e la formazione. Ciò che conta è far aumentare la produttività ed i guadagni dell’imprenditore, la persona è solo un fattore della produzione, come il capitale e le materie prime, sostituibile in ogni momento tenuto conto dell’abbondanza della mano d’opera dovuta alla disoccupazione che nel Meridione supera il 20%. Il doppio rispetto al Nord. Il lavoratore è impotente ed è costretto ad accettare in silenzio lavori pericolosi sperando che non suoni la campana dell’ultimo giro. Il balbettio del governo è assordante, prospetta da anni l’assunzione di circa duemila ispettori del lavoro ma resta succube dei diktat della Confindustria, capeggiata da Bonomi, che punta alla massimizzazione dei guadagni ed alla riduzione dei costi, imponendo al governo tempi e regole in spregio alla vita umana, che è sacra e inviolabile. I palazzi del potere, la chiesa e la società civile, sono anestetizzati dalle identiche notizie divenute oramai pane quotidiano dove si muore per il fuoco amico. In questo scenario di guerra non dichiarata l’Inail segnala che nei primi sei mesi del 2021 sono deceduti 538 lavoratori mentre le denunce per malattie professionali, nei primi quattro mesi del 2021, sono 24 mila con un incremento del 43% rispetto al 2020.  Costi che impattano pesantemente sul bilancio dello Stato e che potrebbero essere ridotti al minimo se vi fossero costanti controlli da parte dell’Ispettorato ed una seria lotta al lavoro nero.

Non possiamo accettare la mattanza, occorrono fatti, non parole vuote.


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