Meno soldi per i disabili del Sud
di Antonio Bianco
I disabili non sono tutti uguali, se risiedono in Lombardia ricevono risorse finanziarie del 30% superiori ai campani e siciliani, ai quali vengono ridotti i fondi del 28%. La ripartizione è realizzata con il criterio della spesa storica che offre maggiori disponibilità economiche alle aree ricche, dotate di migliori servizi, e di meno a quelle povere. Bisogni uguali trattati in modo differente, le disuguaglianze vengono istituzionalizzate in un paese che ha smarrito la bussola dell’unità Nazionale.
Nel Meridione il disabile è assistito e curato solo dalla famiglia. Il più delle volte sono inesistenti i servizi sociali dei Comuni, afflitti da poco personale ed impossibilitati a bandire nuovi concorsi in quanto sono in predissesto finanziario. Oltre ai servizi dedicati ai disabili, non godono di buona salute quelli sanitari.
Dopo la pandemia è ripresa la mobilità attiva dei meridionali che partono per farsi curare in Lombardia, Veneto, Toscane e Emilia Romagna. Nel 2021 (dati ISTAT, SVIMEZ) la Campania per l’assistenza fuori regione dei propri cittadini ha speso 185,7 milioni (si poteva costruire un ospedale di grandezza media), la Calabria 159,5 milioni, la Sicilia 109 milioni, la Puglia 87,6 milioni. In Campania mancano circa 11 mila operatori sanitari fra medici e para-medici. Nelle ultime settimane, il personale sanitario è sceso in piazza per rivendicare un dignitoso trattamento economico e protestare contro i turni massacranti che spesso non consentono di usufruire nemmeno delle ferie. La sanità dovrebbero essere il fiore all’occhiello invece si sottraggono fondi a tutto vantaggio del privato che lucra sulle disgrazie altrui.
