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LO SCRIGNO DI VERDI TESORI a Napoli

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di Silvana D’Andrea

Tra le tante bellezze e monumenti, spicca, nella grande strada di via Foria, il uno scrigno di verdi tesori: l’Orto Botanico napoletano. Ha un estensione di dodici ettari, una vera oasi di verde, per anni lontano dalle attenzioni di governanti e amministratori, ora messo in evidenza con una serie nuova di eventi, organizzati dal Comune di Napoli, per una sua valida e giusta rivalutazione. Prestigiose sono le collezioni di piante, diecimila specie vegetali, per un totale di venticinquemila esemplari.

L’idea di istituire un Orto Botanico al centro della città venne, soltanto per rispondere alle esigenze degli studi di medicina, che, a partire dal XVI secolo, sull’onda della rivoluzione scientifica europea, esigeva spazi e terre dove poter studiare le varie specie di piante. Napoli aveva un’ Università, tra le più prestigiose europee, era anche la capitale di un vice regno, ma era priva, di Orto Botanico Universitario.

Già dal 1600, esistevano modelli di Orti, giardini privati, di nobili e medici, ma erano ,soprattutto, i monaci dei Conventi che coltivavano piante medicamentose per gli ammalati e i poveri i cosiddetti “ giardini dei Semplici” (Hortus simplicium o Hortus medicus), dove tutte le specie vegetali, venivano catalogate, e trascritte negli “Hortuli” (grandi libri) con l’indicazione delle proprietà curative di ogni singola pianta. Così gli Orti dei monaci divennero grandi depositi di piante officinali che servirono a diffondere la medicina monastica e ad istituire anche scuole dove si insegnava la botanica .Ogni convento possedeva un ricovero per gli ammalati, molti dei quali erano veri e propriospedali. INel 1682,il Vice re spagnolo istituì presso l’Ospedale della SS.Annunziata, un Orto detto “della Montagnola” ( sotto la montagna dei Miracoli), dove vennero coltivate pregevoli piante officinali. Si diffusero per tutto il Regno e furono denominati “i giardini della scienza” Famoso fu, sul finire del ‘700, il giardino di Domenico Cirillo, medico studioso, divenne sede di una preziosa collezione di piante indigene ed esotiche, in zona Ponte Nuovo(p.zza Cavour); cos’ pure “l’Orto dei Semplici” nella zona dell’ Arenella, la “Villa a due Porte a monte del Vomero, dell”alchimista G. B.Della Porta, e tanti altri di proprietà di nobili, medici e farmacisti-. Nel 1804 un botanico napoletano M. Tenore, allestì il primo Orto Botanico, nella zona di Monteoliveto, ricercando specie particolari in tutto il Regno. Istituì anche una scuola di disegno ornato. A partire dal XVIII^ secolo, sull’onda della “rivoluzione scientifica” che a quel tempo, investì l’Europa intera e che intendeva sovvertire tutti i capisaldi del pensiero e della cultura rinascimentali, nacque l’idea di inserire nelle materie di studio, la Botanica, servendosi di libri, con il diretto studio nei giardini della scienza. . Il Real ‘Orto venne edificato in un terreno espropriato ad un ospedale della Cava (dell’abazia di Cava dei Tirreni), tra l’Albergo dei Poveri e la strada dove sorgeva il Convento di Santa Maria degli Angeli. Aveva finalità diverse, non più legate agli studi di medicina, ma all’istruzione del pubblico, con la coltivazione di piante utili alla salute, all’agricoltura, all’industria. Le piante dell’Orto Botanico di Monteoliveto, furono trasferite nella nuova sede. L’Orto si arricchì di tantissime piante provenienti dall’estero e creò sulla base dei suoi studi, una favolosa collezione di volumi della “Flora napolitana”, ancora oggi utilizzata per la conoscenza delle piante meridionali. All’interno dell’Orto pubblico venne riattato un edificio( casolare di coloni) divenuto poi scuola di botanica, con laboratori, magazzini, abitazioni per gli impiegati, erbari. E grazie alle tante innovazioni, il Real Orto Botanico visse uno dei più fulgidi momenti della sua storia, fino al 1860, Poi ci fu un’altra capitale. Poi vennero le guerre, e infine, la seconda guerra mondiale.

Quello che non fecero i fascisti, lo fecero gli Aleati.. Anche i bacini per le piante acquatiche divennero vasche da bagno degli uomini. Giunsero perfino a sterilizzare il suolo, con nafta, creando radure pavimentate di calcestruzzo per il parcheggio di pesanti carri armati. I nefasti effetti del conflitto, continuarono a riversarsi sull’Orto ancora per diversi anni, a causa della distruzione del terreno ancora pieno di bombe che richiesero lunghe e e faticose operazioni di bonifica. Solo nel 1981 ci fu la lenta ripresa .

Oggi ci troviamo, però, una vera perla, fulgida come tutte le altre della nostra città: è uno scrigno di verdi tesori che rende ancor più meravigliosa la nostra meravigliosa Napoli.


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