MEDICINA DI PROSSIMITÀ • NAPOLI • VOLONTARIATO E SALUTE
La medicina che scende in strada
L’impegno di Vincenzo tra il Cotugno, la prevenzione e il territorio
di Bruno Marfé
C’è una sanità che resta dentro gli ospedali e una che sceglie di uscire, andando incontro alle fragilità prima che diventino emergenze. È la sanità della prossimità, quella che non aspetta il paziente ma lo raggiunge nei luoghi dove vive, spesso ai margini del sistema.
Vincenzo incarna perfettamente questa visione. Psicologo, sessuologo e prossimo psicoterapeuta, ma soprattutto infermiere coordinatore in un reparto di malattie infettive dell’Ospedale Cotugno di Napoli, da anni affianca al lavoro ospedaliero un impegno costante nella medicina di strada.
Attraverso unità mobili e camper sanitari, porta prevenzione e screening tra le persone più vulnerabili: migranti, lavoratori precari, cittadini che per paura, difficoltà linguistiche o mancanza di documenti non riescono ad accedere facilmente ai servizi sanitari.
Per Vincenzo la diagnosi non è soltanto un atto medico. È prima di tutto un gesto di dignità, il primo passo verso l’inclusione e verso la possibilità concreta di prendersi cura di sé.
La medicina che costruisce relazioni
Nel lavoro sul territorio la dimensione umana diventa fondamentale. La competenza tecnica non basta.
«Sul campo – racconta Vincenzo – la parte infermieristica mi permette di eseguire screening e interventi sanitari, ma è la formazione psicologica che mi aiuta a costruire la relazione. Prima ancora del prelievo servono ascolto, rassicurazione e parole semplici. La fiducia è il primo e più importante strumento di cura».
Non è raro che, dopo un turno impegnativo in ospedale, Vincenzo salga su un camper per raggiungere quartieri difficili o comunità vulnerabili. La motivazione nasce anche dall’esperienza diretta maturata al Cotugno.
«Mi spinge la promessa fatta a tante persone con HIV/AIDS incontrate durante il mio lavoro. Ho sentito il bisogno di dedicare tempo ed energie alla prevenzione delle infezioni sessualmente trasmesse. Ma c’è anche la consapevolezza che molte persone non arriverebbero mai spontaneamente in ospedale. Paura, barriere linguistiche, precarietà o mancanza di documenti diventano muri invisibili. Se la sanità vuole essere davvero universale, deve avere il coraggio di andare dove c’è il bisogno».
“La fiducia è il primo e più importante strumento di cura.
Prima ancora del prelievo servono ascolto, rassicurazione e parole semplici.
Lo screening come primo passo verso la cura
Proprio per rafforzare questo lavoro di prevenzione è in fase di valutazione una nuova campagna di screening in collaborazione con il Centro Fernandes, realtà da anni impegnata nell’accoglienza e nell’integrazione.
«Il Centro Fernandes ha un forte radicamento sociale – spiega Vincenzo – e una lunga esperienza nel lavoro con le comunità migranti. L’idea è quella di unire le competenze sanitarie al loro lavoro sociale per costruire una vera medicina di prossimità».
Proporre uno screening HIV in contesti fragili non è sempre semplice. Lo stigma legato alla malattia continua a essere molto forte.
«All’inizio spesso incontriamo diffidenza. L’HIV è ancora associato a paura e pregiudizio. Il nostro compito è spiegare che il test è gratuito, anonimo e che oggi la malattia è curabile. Quando la persona si sente accolta e non giudicata, accetta con maggiore serenità di sottoporsi allo screening».
Quando un test risulta positivo, il lavoro non finisce: in realtà è proprio in quel momento che comincia.
«Costruiamo un ponte diretto con l’ospedale Cotugno. Ci occupiamo delle prenotazioni, dell’orientamento terapeutico, della mediazione linguistica e, se necessario, accompagniamo fisicamente la persona. L’obiettivo è non lasciare nessuno solo e garantire la continuità delle cure».
Comunicare una diagnosi di sieropositività resta uno dei momenti più delicati.
«Serve chiarezza scientifica ma anche grande attenzione emotiva. Spieghiamo che oggi l’HIV è una condizione cronica trattabile: con la terapia si può vivere una vita normale e, raggiunta la soppressione virale, non si trasmette il virus. In questa fase il supporto psicologico è fondamentale».
Oltre il test: la salute come diritto
Durante gli interventi sul territorio emergono spesso problemi sanitari molto diversi tra loro.
«Vediamo molte infezioni cutanee, malattie sessualmente trasmissibili, problemi ginecologici trascurati e patologie croniche non seguite. Spesso sono condizioni che potrebbero essere curate facilmente, ma che diventano gravi perché manca un accesso precoce alle cure».
La dimensione psicologica resta centrale.
«Negli occhi di queste persone si leggono paura e solitudine, ma anche un grande bisogno di riconoscimento. Molte volte il primo bisogno non è una medicina, ma qualcuno che ascolti e che riconosca la loro dignità».
Per questo la gratuità e la continuità dei servizi sono fondamentali.
«La continuità crea fiducia. Sapere che il servizio è presente con regolarità permette alle persone di tornare e di iniziare un percorso. Gratuità e anonimato abbattono molte delle barriere che ancora oggi impediscono l’accesso alla salute».
Uno sportello per la prevenzione
Accanto alle attività di strada esistono anche luoghi stabili dedicati all’informazione e alla prevenzione. Tra questi lo sportello Amati Adesso – Sportello per la salute e il benessere sessuale, promosso da V.O.L.A. Onlus e Anlaids Campania, in collaborazione con istituzioni ed enti del terzo settore.
[ Locandina: Amati Adesso ]
Lo sportello «Amati Adesso» promosso da V.O.L.A. Onlus e Anlaids Campania offre colloqui riservati, test rapidi gratuiti per HIV e sifilide e orientamento ai servizi territoriali. Attivo presso il CSV Napoli al Centro Direzionale, ogni lunedì e giovedì dalle 14.30 alle 17.30. Un presidio concreto dove la prevenzione diventa incontro, ascolto e presa in carico della persona.
Si tratta di uno spazio gratuito e riservato dove le persone possono informarsi, parlare con operatori qualificati e ricevere orientamento sulla salute sessuale. Lo sportello offre colloqui informativi riservati, informazioni su prevenzione e comportamenti a rischio, test rapidi gratuiti per HIV e sifilide, orientamento ai servizi territoriali e supporto informativo e psicologico.
Il servizio è attivo presso il CSV Napoli – Centro di Servizio per il Volontariato, al Centro Direzionale, ed è aperto il lunedì e il giovedì dalle 14.30 alle 17.30.
Iniziative come questa dimostrano che la prevenzione non è soltanto una questione sanitaria, ma anche culturale e sociale: significa creare spazi sicuri dove le persone possano informarsi, essere ascoltate e ricevere orientamento senza paura o stigma.
La cura come incontro
La sfida più grande resta la sostenibilità nel tempo.
«Le risorse sono limitate – ammette Vincenzo – ma la risposta e la gratitudine delle persone che incontriamo dimostrano ogni giorno quanto questo lavoro sia necessario».
Da qui nasce anche un appello rivolto ai colleghi del mondo sanitario.
«La medicina di prossimità non è un hobby. È una responsabilità professionale e civile. Anche poche ore al mese possono fare una differenza enorme».
L’esperienza di Vincenzo dimostra che la medicina più efficace non è solo quella tecnologicamente avanzata, ma quella capace di farsi presenza. Perché, prima ancora della terapia, ciò che cura davvero è l’incontro.
E forse non è un caso che, accanto al camice, ci sia anche la musica. Vincenzo è infatti musicista e promotore di eventi culturali: occasioni di condivisione che parlano un linguaggio universale e mettono in relazione persone e storie diverse.
In ospedale, sul territorio o su un palco, il suo obiettivo resta lo stesso: creare connessioni. Perché la salute — come la musica — è, prima di tutto, armonia tra le persone.
