14/04/2026
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Lo Specchio opaco della TV: Quando il ‘Trash’ nasconde il vero fallimento sociale

Rita De Crescenzo

Rita De Crescenzo

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di Bruno Marfé

L’intervista televisiva a fenomeni come Rita De Crescenzo riapre una domanda urgente: che ruolo hanno oggi i media nel raccontare la realtà e nel formare la coscienza collettiva? Il vero scandalo non è nel personaggio esuberante o nel linguaggio crudo, ma nella superficialità compiaciuta con cui certa televisione… e una parte dell’intellighenzia che la alimenta… sceglie di gestire il racconto. Non c’è volontà di capire, ma di spettacolarizzare. Si preferisce il circo alla comprensione.

Il Giudizio e l’illusione dell’elevazione culturale

In questi casi, la televisione agisce come uno specchio opaco: riflette il disagio, ma lo piega alle logiche dell’audience. L’ospitata del personaggio “popolare” e divisivo viene costruita su un asse prevedibile, sarcasmo, distanza, umiliazione implicita. La cultura non è più strumento di indagine o elevazione, ma pretesto per ribadire una presunta superiorità. Si ride di chi è diverso, non con lui.
È un esercizio di potere mascherato da intrattenimento colto: serve a far sentire più intelligenti gli spettatori “giusti”, mentre il personaggio viene ridotto a caricatura utile per generare clic, indignazione e traffico social. L’“ignoranza” dell’ospite diventa specchio su cui riflettere la propria presunta luce. Il risultato? Un idolo di cartone costruito per durare un trend, non un pensiero.

Il rumore del Nulla e il silenzio sul valore

Il contrasto più amaro è quello tra il clamore dell’effimero e il silenzio sul valore autentico. Mentre il dibattito pubblico si accende su chi urla di più, la cultura vera scompare dai radar. E basta osservare la recente scomparsa di James Senese, gigante della musica napoletana e simbolo di identità e riscatto, cui i grandi telegiornali hanno dedicato solo un rapido accenno, distratti dal gossip del giorno.
È la misura di un sistema che non celebra il talento ‘silenzioso’, ma il rumore vendibile. L’arte che non scandalizza non fa notizia. E la profondità, in un’epoca di click, vale meno di una battuta volgare detta al momento giusto.

Il vero compito: comprendere, non condannare

Il cosiddetto “fenomeno De Crescenzo” non è una minaccia culturale, ma un’occasione mancata di analisi sociale. Limitarsi a condannare il “trash” è la scorciatoia intellettuale di chi preferisce sentirsi superiore piuttosto che capire. Dietro quei balletti e quelle dirette, c’è un mondo reale! C’è un bisogno di riscatto e di visibilità delle periferie, dei contesti fragili, di chi trova nei social una forma di appartenenza e di voce. C’è il fallimento di un sistema educativo e culturale che non ha saputo includere, parlare, né offrire modelli alternativi.
Finché ci limiteremo a indignarci contro i personaggi, continueremo a ignorare il sistema che li crea, li sfrutta e li dimentica. La sfida non è disprezzare, ma comprendere. Non è elevare sé stessi, ma elevare insieme.

La risalita del Paese passa da qui: dal rifiuto del circo e dalla richiesta di cultura vera, di analisi, di profondità. Solo così potremo tornare a guardarci nello specchio e riconoscerci, finalmente, senza distorsioni.

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