L’IPOCRISIA DEL «MOSTRO DEMOCRATICO»: PERCHÉ IL MONDO DEVE FERMARE L’ASSASSINIO DI CUBA
Dalle analisi di Boaventura de Sousa Santos all’urlo del popolo: tra geopolitica e crisi umanitaria
di Bruno Marfé
Non è più tempo di equilibrismi diplomatici. Quello che sta accadendo a Cuba è ormai letto da una parte crescente dell’analisi critica internazionale come una forma estrema di pressione politica, i cui effetti travalicano il piano geopolitico per incidere direttamente sulla vita quotidiana di milioni di persone.
Due documenti recenti contribuiscono a riaccendere l’attenzione. Il primo è la lettera aperta del sociologo Boaventura de Sousa Santos indirizzata al presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, pubblicata sulla sua pagina Substack Savage Minds. Il secondo è una testimonianza personale apparsa sul blog brasiliano Laboratorio de Democracia Urbana, che restituisce uno spaccato umano della crisi.
La «mostruosità» democratica
Nella sua lettera, Santos definisce la politica statunitense verso Cuba come un «mostro politico democraticamente generato», ponendo una questione scomoda: fino a che punto una democrazia può spingersi nel produrre effetti che, all’esterno, assumono tratti coercitivi?
Il riferimento è all’inasprimento delle sanzioni durante l’amministrazione di Donald Trump, poi sostanzialmente mantenute nel loro impianto. Un sistema di restrizioni che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha condannato per il trentatreesimo anno consecutivo: nell’ottobre 2025, la risoluzione è stata approvata da 165 Stati a favore, 7 contrari e 12 astenuti — un dato significativo, sebbene in flessione rispetto all’anno precedente, quando la stessa risoluzione aveva ottenuto 187 voti favorevoli e soli 2 contrari. Quella flessione non è anonima: è il segno concreto della pressione diplomatica di Washington sugli Stati membri, e il riflesso geopolitico di ciò che Santos chiama «mostro democraticamente generato».
Le conseguenze sul piano materiale sono documentate. Nel periodo marzo 2024–febbraio 2025, il blocco avrebbe causato a Cuba danni per 7,5 miliardi di dollari, stando alle dichiarazioni del ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez Parrilla all’Assemblea Generale. Sul fronte sanitario, la mortalità infantile — un tempo inferiore a 5 per mille nati vivi — ha raggiunto quota 8,5 nel primo semestre del 2025. Dati che vanno trattati con le cautele dovute alla fonte, ma che segnalano una traiettoria difficilmente contestabile: il deterioramento di un sistema sanitario che era stato, per decenni, un punto di riferimento per l’intero emisfero.
Santos richiama anche un elemento storico spesso rimosso: il contributo cubano ai processi di liberazione in Africa, dall’Angola al Sudafrica. Un debito simbolico che, nella sua lettura, contrasta con l’isolamento attuale dell’isola.
La crisi umanitaria raccontata dal basso
Accanto all’analisi accademica, emerge una voce diversa: quella di una cittadina cubana che descrive una quotidianità segnata da carenze energetiche, difficoltà nell’approvvigionamento di farmaci e un sistema sanitario sotto pressione.
Si tratta, è bene precisarlo, di una testimonianza individuale — ma coerente con molte altre fonti indipendenti — che parla di una crisi non solo economica, ma esistenziale. In questo quadro, le sanzioni vengono percepite non come uno strumento politico astratto, ma come un fattore concreto di sofferenza.
Il ruolo cruciale del Brasile
È qui che la denuncia si trasforma in proposta politica.
L’appello di Santos si rivolge a Luiz Inácio Lula da Silva per tre ragioni fondamentali. La prima è un legame storico concreto: il programma Mais Médicos portò migliaia di medici cubani nelle aree più vulnerabili del Brasile, segnando una delle più significative esperienze di cooperazione Sud-Sud. La seconda è una questione di peso: il Brasile è oggi tra i pochi attori con la statura politica necessaria per mettere in discussione, almeno parzialmente, il regime sanzionatorio. La terza è simbolica: Lula rappresenta una linea diversa rispetto a quella incarnata da figure come Marco Rubio, tra i principali sostenitori della linea dura verso Cuba.
Non a caso, il delegato brasiliano all’Assemblea Generale ha ribadito che «le uniche sanzioni legittime sono quelle adottate dal Consiglio di Sicurezza», sottolineando come le misure contro Cuba abbiano generato perdite considerevoli e pesato sui diritti dei cubani più poveri. Una posizione di principio che potrebbe tradursi, se sostenuta con iniziativa politica concreta, in un cambiamento di scenario.
Tra legalità internazionale e disobbedienza politica
Il nodo centrale resta aperto: fino a che punto è legittimo, per uno Stato, aggirare o sfidare un sistema di sanzioni ritenuto ingiusto?
Il riferimento evocato da Santos è quello di una possibile «disobbedienza» politica, sul modello di alcune prese di posizione europee — come quelle del premier spagnolo Pedro Sánchez — che negli ultimi anni hanno cercato margini di autonomia rispetto alle linee più rigide. Un’apertura che non risolve la questione, ma la rimette al centro del dibattito internazionale.
Conclusione
Cuba non chiede carità, ma margini di respiro. La questione non riguarda soltanto gli equilibri tra Stati, ma il rapporto tra diritto internazionale, potere e responsabilità.
In questo scenario, il Brasile potrebbe giocare un ruolo decisivo: non come attore salvifico, ma come possibile catalizzatore di un riequilibrio. Tra denuncia morale e iniziativa politica, lo spazio esiste. Resta da capire chi avrà la volontà di occuparlo.
Nota biografica: Boaventura de Sousa Santos è Professore Emerito di Sociologia presso l’Università di Coimbra (Portogallo) e Distinguished Legal Scholar presso la University of Wisconsin-Madison. È considerato uno dei più influenti intellettuali contemporanei nel campo delle scienze sociali. Fondatore del Centro di Studi Sociali (CES), la sua opera si concentra sulla globalizzazione contro-egemonica, sui diritti umani e sulla giustizia sociale, essendo stato uno dei principali teorici del Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre. La sua voce rappresenta un ponte critico tra l’accademia europea e le lotte di liberazione del Sud Globale.
Fonti principali: Boaventura de Sousa Santos, lettera aperta a Lula da Silva, Savage Minds/Substack; testimonianza anonima, Laboratorio de Democracia Urbana; dichiarazioni del ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez Parrilla all’Assemblea Generale dell’ONU, ottobre 2025; dati sul voto onusiano: 33ª risoluzione contro l’embargo, ottobre 2025.
https://substack.com/profile/99311982-boaventura-de-sousa-santos/note/p-191556457?
https://laboratoriodemocraciaurbana.blogspot.com/2026/02/carta-aberta-ao-mundo-desde-cuba.html?m=1
