La spesa per il welfare nel meridione è una vergogna
di Antonio Bianco
L’ISTAT disegna un paese con sperequazioni ben marcate che interessano, in particolar modo, il Sud con una spesa per il welfare a domicilio insignificante che non garantisce nemmeno i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
In Calabria la spesa sociale è di 25 euro pro-capite, a Napoli di 62 euro mentre a Bologna è di 246 euro ed a Parma di 183 euro. Il Sud è il fanalino di coda, a parità di condizioni economiche e di patologia, i bisogni hanno un peso economico diverso a seconda dell’area del paese in cui vivi. La riforma del titolo V della Costituzione del 2001 ha disegnato un federalismo competitivo e non cooperativo fra le regioni italiane e, nel contempo, ha dato risalto al pregiudizio politico, se non addirittura razziale, che reputa le regioni del Nord virtuose e meritevoli di servizi pubblici tagliati sui bisogni della persona, mentre il Sud sprecone può solo mangiare gli avanzi.
Il PNRR dovrebbe ridurre le differenze socio-economiche e garantire la coesione territoriale, obbiettivo che potrebbe non essere perseguito nei comuni meridionali per mancanza di personale qualificato, oramai in pensione, che non consente di predisporre progetti secondo le indicazioni dell’UE. Esempio emblematico è quello della regione Sicilia che ha perso i fondi per ammodernare le condotte idriche necessarie per l’adduzione dell’acqua dalle dighe sino alle città ed ai campi. La perenne penuria d’acqua fa aumentare i costi e riduce la competitività dei prodotti siciliani sul mercato europeo. Per i comuni meridionali, con poco personale, si sarebbe dovuta centralizzare la progettazione o fornire un numero sufficiente di personale qualificato, proposito messo in campo dalla ministra Carfagna che è rimasto sulla carta e disatteso dal governo Draghi.
La mancanza di servizi qualificati e la penuria di lavoro induce lo spopolamento del meridione, in particolar modo, delle aree interne ma anche delle grandi città. La migrazione interessa non meno di 100 mila persone all’anno con conseguenze irreversibili sulla rinascita del Sud e dell’intera economia italiana. È indispensabile che il futuro governo metta nell’agenda politica la riunificazione del paese, diversamente 20 milioni di meridionali sono trattati da stranieri in patria.
