10/03/2026
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La sanità pubblica è al collasso, quella privata si arricchisce

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di Antonio Bianco

La sanità è al collasso, i numeri sono impietosi, mentre la sanita accreditata cammina spedita quella pubblica arranca ed eroga minori prestazioni. L’ISTAT offre numeri che fanno accapponare la pelle. Dal 2010 al 2020 sono stati chiusi 111 ospedali, eliminati 37 mila posti letto e 2 milioni di ricoveri in meno. Mancano nel comparto della sanità pubblica circa 30 mila unità, inclusi 5 mila medici, nemmeno durante l’emergenza Covid sono stati riempiti completamente i posti in organico. Il sindacato dei medici ha denunciato la gravità della situazione che in 10 anni ha portato alla riduzione degli screening di prevenzione, l’incremento delle malattie tumorali, delle polmoniti e del diabete mellito. Le regioni più fragili pagano il maggior scotto, quasi tutte sono collocate a Sud dello stivale.

In Campania si muore, in media, 4 anni prima del resto del paese, dato valido per gli adulti ed i bambini.

In Campania si muore, in media, 4 anni prima del resto del paese, dato valido per gli adulti ed i bambini. La migrazione sanitaria verso le regioni del Nord penalizza, con circa 400 milioni annui, il precario bilancio della sanità campana, il tutto condito con la riduzione dei servizi, dei posti letto e la crescita esponenziale delle liste di attesa. Ne trae maggior vantaggio il privato accreditato dal Sistema Sanitario Regionale (SSR) che eroga prestazioni sanitarie sottratte al Sistema Sanitario Nazionale (SSN). Di conseguenza crescono le assicurazioni private sulla salute per il nucleo familiare in parallelo della riduzione del bilancio della Sanità, caratterizzata dall’aumento dei costi senza che vi sia un significativo miglioramento dei servizi.

La cura è privilegio delle persone ricche mentre le prestazioni sanitarie, quali radiografie, analisi del sangue e visite specialistiche, non essendo erogate gratuitamente dal SSR, impatteranno negativamente sulle persone economicamente deboli con gravi conseguenze sulle patologie acute che potrebbero trasformarsi in croniche. La situazione potrebbe peggiorare se fosse messo in atto l’Autonomia Regionale Differenziata (ARD) proposta dalla lega con la bozza Calderoli. Il progetto ratificherebbe la presenza sul territorio nazionale delle “due Italia” con servizi sanitari scadenti nel Meridione mentre al Nord  l’assistenza sanitaria pubblica è ben articolata. Occorre unire l’Italia, occorre che tutti i cittadini abbiano identici diritti.

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