18/04/2026
Il Confronto Home » Attualità » La “Dottrina Gaza” e il suicidio dell’Occidente… chiacchierata informale con Rula Jebreal 

La “Dottrina Gaza” e il suicidio dell’Occidente… chiacchierata informale con Rula Jebreal 

Rula Jebreal

Rula Jebreal

Condividi l'articolo

Rula Jebreal e la mappa del nuovo disordine mondiale

di Bruno Marfé

Dalla crisi del diritto internazionale alla militarizzazione delle democrazie occidentali: un’analisi che collega Medio Oriente, Stati Uniti ed Europa, in uno scenario in cui l’impunità rischia di diventare sistema.

«Gaza non è un’eccezione. È un modello».

Non come slogan, ma come chiave di lettura del presente. Nelle analisi diffuse nel gennaio 2026 attraverso i suoi canali diretti, la giornalista e analista di politica estera Rula Jebreal delinea un quadro coerente e inquietante: ciò che è stato tollerato, giustificato o ignorato a Gaza sta diventando una dottrina implicita dell’ordine globale contemporaneo.

Non avendo potuto approfondire questi temi in un’intervista diretta, per via degli impegni che la vedono impegnata sul campo e nel dibattito internazionale, questo articolo raccoglie e rielabora il nucleo analitico del suo pensiero, organizzandolo in una forma editoriale. Ne emerge una vera e propria mappa geopolitica del 2026, che connette Medio Oriente, Stati Uniti ed Europa dentro una crisi più ampia: quella delle democrazie occidentali e del diritto internazionale.

La fine del diritto e la nascita della “Dottrina Gaza”

Da almeno due anni, Jebreal avverte che la progressiva demolizione del diritto internazionale non avrebbe prodotto solo ingiustizia, ma insicurezza globale. Oggi, secondo la sua analisi, quel processo ha raggiunto un punto di non ritorno.

Gaza rappresenta il precedente decisivo: l’assenza di conseguenze reali per violazioni sistematiche del diritto umanitario, l’indebolimento delle istituzioni multilaterali e la delegittimazione della giustizia internazionale hanno creato una nuova normalità. Non un vuoto, ma una regola diversa: l’impunità come strumento di governo.

In questo contesto, Jebreal richiama le parole di Theodor Meron, giurista, ex presidente dei tribunali internazionali e sopravvissuto all’Olocausto, che in una recente intervista alla CNN ha parlato di una fase di “contrazione” della giustizia penale internazionale. Se persino chi, già nel 1967, aveva chiarito l’illegalità degli insediamenti israeliani assiste oggi all’irrilevanza delle norme e alle pressioni politiche sui giudici dell’Aia, il messaggio è chiaro: il diritto non protegge più nessuno.

Secondo Jebreal, questo precedente non resterà confinato al Medio Oriente. È destinato a propagarsi.

Quando la violenza esterna rientra in patria

Uno dei punti centrali dell’analisi riguarda il riflesso interno di questa logica. La violenza normalizzata in politica estera, sostiene Jebreal, tende inevitabilmente a rientrare nei confini nazionali.

Negli Stati Uniti, questa dinamica si manifesta attraverso la crescente militarizzazione dello spazio pubblico, l’uso estensivo delle forze di sicurezza e una retorica che ridefinisce parti della popolazione come minaccia interna. Jebreal collega questo clima a episodi recenti di violenza e a pratiche opache nei centri di detenzione per migranti, già documentate da fonti giornalistiche statunitensi.

È in questo senso che parla di una “israelizzazione” di alcune dinamiche americane: non come paragone ideologico, ma come trasferimento di un modello securitario, nato in un contesto di occupazione permanente e riadattato a una democrazia occidentale in crisi.

Il risultato, avverte, è uno slittamento verso forme di autoritarismo che trattano il dissenso e la marginalità come problemi di ordine pubblico, non come questioni politiche o sociali.

La frattura dell’Occidente: il caso Canada

Nel panorama occidentale, Jebreal individua una frattura sempre più evidente. Non tutti i Paesi reagiscono allo stesso modo alla crisi dell’ordine americano.

In questa chiave interpreta le recenti dichiarazioni del primo ministro canadese Mark Carney, che ha riconosciuto apertamente la fine del vecchio ordine e la necessità per il Canada di ripensare il proprio posizionamento strategico, anche prendendo le distanze da un alleato diventato imprevedibile. Non una rottura ideologica, ma un atto di realismo politico volto a salvaguardare il multilateralismo.

Un approccio che, secondo Jebreal, manca in larga parte dell’Europa e in particolare in Italia, dove anche settori del centrosinistra faticano a leggere la portata storica del momento, preferendo adattarsi a equilibri in dissoluzione piuttosto che metterli in discussione.

Una lunga storia: colonialismo e doppio standard

Per comprendere il presente, Jebreal invita a guardare al passato. Il riferimento all’anniversario dell’assassinio di Patrice Lumumba, eliminato nel 1961 per garantire il controllo occidentale sulle risorse del Congo, non è simbolico ma strutturale.

Il colonialismo, sottolinea, non è mai stato realmente giudicato. Quando oggi alcuni esponenti politici occidentali affermano che i tribunali internazionali sarebbero strumenti pensati per l’Africa e non per l’Occidente, rendono esplicito un doppio standard mai superato.

Gaza, in questa prospettiva, non è un’anomalia, ma la prosecuzione di una logica coloniale adattata al XXI secolo.

Conclusione

Dal Centro Fernandes, luogo che raccoglie l’eredità culturale e politica di figure come Miriam Makeba, questa analisi assume un peso concreto. Qui arrivano famiglie palestinesi in cerca di cure negate nei loro territori, mentre il dibattito globale discute di “nuovi ordini” fondati sulla forza e sull’eccezione permanente.

Il messaggio di Rula Jebreal non è quello di una crisi passeggera. È l’avvertimento su un cambio di paradigma: un mondo in cui intere popolazioni possono essere sacrificate senza conseguenze, e in cui la democrazia occidentale rischia di sopravvivere solo come narrazione.

La domanda, allora, non è più cosa accadrà, ma da che parte staremo ora che la maschera del diritto universale sembra definitivamente caduta.

Nota

Questo articolo è una sintesi rielaborata delle analisi diffuse da Rula Jebreal nel gennaio 2026 attraverso i suoi canali diretti.

Notizie sull'Autore


Condividi l'articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *