18/04/2026
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Che mondo ci stanno consegnando? La verità svelata da Cacha-Pregos (Brasile)

tramonto dal Brasile

tramonto di Cacha Pregos, Brasile

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Dalla fragile bellezza di Cacha-Pregos alla domanda delle nuove generazioni: il nostro pianeta sta scomparendo sotto il peso delle nostre scelte. Una riflessione sul progresso, sulla responsabilità e sui paradisi che rischiamo di perdere.

di Bruno Marfé

Quando si parla di Brasile all’estero, il pensiero corre quasi sempre a Rio de Janeiro, simbolo di una bellezza mozzafiato e dell’energia contagiosa del popolo brasiliano. Ma Rio, con tutta la sua magnificenza, incarna anche le profonde contraddizioni di questa nazione. Per esplorare questi contrasti, vorrei portarvi in un luogo meno conosciuto, ma non per questo meno bello: Cacha-Pregos.

Questo piccolo villaggio di pescatori, nel cuore dell’isola di Itaparica, a pochi passi da Salvador de Bahia, è un angolo di Brasile che racconta una verità più profonda. Il suo nome, legato a un affascinante meccanismo naturale in cui i pesci “pregos” rimangono “nascosti” in una sorta di cassa quando la marea si abbassa, evoca una bellezza quasi magica, lontana dai luoghi più battuti.

Per un italiano affermare che un tramonto è tra i più belli del Brasile significa davvero qualcosa. E a Cacha-Pregos, il tramonto è uno spettacolo a parte, un’esperienza che tocca l’anima. Ma non è solo questo a rendere speciale il luogo. I contrasti del villaggio sono un perfetto specchio delle contraddizioni brasiliane: case molto semplici si affiancano a ville sofisticate, e il “manguezal”, un ecosistema fragile e vitale, convive con lo sviluppo turistico. Questa mescolanza di semplicità e raffinatezza, tradizione e modernità, è il cuore pulsante delle contraddizioni brasiliane.

Tra i residenti, ho avuto il piacere di conoscere il dottor Aristide Martins, un medico che, dopo la pensione, ha deciso di tornare a vivere nella sua cittadina natale e che ha scritto una poesia toccante, incisa su una stele nella Praça Por do Sol. I suoi versi risuonano profondamente, specialmente in un’epoca in cui la salvaguardia dell’ambiente è più che mai cruciale:

No princípio do mundo

um majestoso pássaro

de asas brancas

procurou um paraíso

para pousar.

Ao avistar, exausto

caiu sob o local

suas asas transformaram-se

em areia branca

e o seu sangue o verde

do mar.

Deus!

O que está acontecendo com

nosso paraíso

ele está desaparecendo

será que o Senhor está

querendo mudar

para outro lugar?

“Dio! Che sta accadendo al nostro paradiso, sta scomparendo, non sarà che il Signore sta cercando di spostarsi in un altro posto?”

Questa domanda, che nasce dalla bellezza fragile di Cacha-Pregos, si connette a una riflessione più ampia. Vedere questo paese non solo con gli occhi del turista, ma con quelli di chi lo vive e lo ama, rende ancora più evidente la bellezza e la fragilità di questi “paradisi”. Non sarà che stiamo realmente facendo sì che il nostro paradiso scompaia?

La Plastica e il Peso delle Nostre Scelte

La domanda del dottor Martins, che risuona nel cuore di Cacha-Pregos, mi riporta a un’altra domanda, pronunciata con la stessa disarmante sincerità da una giovane studentessa in Italia nel corso di una sensibilizzazione su temi ambientali che stavo svolgendo in una scuola del casertano in qualità di referente locale di Plastic Free:

“Che mondo ci state consegnando?”

In quella domanda c’era il peso di una generazione che si sente erede di una scelta che non ha fatto. C’era un’accusa implicita, ma anche un invito a riflettere. E in quell’istante ho capito che la storia della plastica è molto più di un problema ambientale: è il simbolo di una cecità che si ripete nella storia.

Pensiamo all’amianto, alla talidomide, al piombo nella benzina o al DDT. Ogni volta, la trama è la stessa: entusiasmo per il “progresso”, fretta di applicarlo, mancanza di valutazioni indipendenti e un prezzo altissimo pagato dopo, quando ormai è troppo tardi.

Anche la plastica fu salutata come un dono della scienza: leggera, versatile, economica. Ha trasformato il nostro modo di vivere, ma oggi sappiamo che è ovunque: nei mari, nell’acqua che beviamo, perfino nel nostro sangue. E, come per le tragedie passate, il problema non è solo il materiale in sé, ma il modo in cui lo abbiamo usato senza lungimiranza.

La domanda di quella studentessa, proprio come quella del dottor Martins, non era solo un’accusa, ma una richiesta di responsabilità. Ci ricorda che non possiamo più permetterci di agire con la leggerezza del passato. Ogni passo avanti dovrebbe essere accompagnato da cautela, etica e valutazioni indipendenti.

Il progresso senza responsabilità è solo un debito che le generazioni future saranno costrette a pagare. Il mondo che lasceremo non sarà altro che lo specchio delle nostre decisioni di oggi — e delle domande che abbiamo avuto il coraggio di porci prima di agire. Dalle spiagge incontaminate di Cacha-Pregos ai banchi di scuola italiani, il messaggio è lo stesso: i nostri paradisi stanno scomparendo. Sta a noi decidere se vogliamo davvero cambiarli per un altro posto, o imparare a prendercene cura.

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