Il rincaro dei carburanti mette in ginocchio il Sud privo di trasporti pubblici
di Antonio Bianco
La guerra contro l’Iran ha prodotto un’impennata del prezzo dei carburanti con severe conseguenze sui costi di gestione delle imprese di autotrasporto che hanno chiesto al governo un ristoro per le maggiori spese sostenute. Dopo vari tentennamenti, il governo Meloni ha varato la riduzione del prezzo delle accise di 24,4 centesimi di euro a decorrere dal 19 marzo e valido per 20. La copertura finanziaria è stata individuata nella riduzione degli stanziamenti di competenza e di cassa dei ministeri e la guardia di finanza controllerà i distributori di benzina per verificare l’applicazione del provvedimento. La Federconsumatori ha accolto il provvedimento con favore ritenuto, però, insufficiente.
Le opposizioni criticano il governo che reputano la disposizione intempestiva ed è assimilabile ad una mancetta elettorale. Il rincaro del carburante si riflette sui prezzi al consumo che penalizzano tutto il Paese in particolar modo il Meridione con la disoccupazione quasi doppia ed il reddito individuale la metà rispetto al Nord. I trasporti pubblici nel Meridione sono insufficienti e inefficienti e inducono le persone a far uso, quasi esclusivamente, del mezzo privato per recarsi a lavoro. Non si tiene conto della diversità socio-economiche e delle disuguaglianze e dei diritti differenziati tra le due aree del Paese, si adotta la misura unica di riduzione del prezzo del carburante, sia per la parte con servizi efficienti che per quella che ne è quasi priva, all’inverso per le infrastrutture si privilegia prima il Nord. Tale comportamento mantiene vive le disuguaglianze, anzi le amplia e le fa diventare sempre più profonde, tant’è che “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali” (Don Milani).
