29/04/2026
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Il Meridione muore senza pace e crescita

cartina dell’Italia con il Sud in ombra
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Il referendum sul premierato apre una nuova fase politica: il Meridione resta il nodo irrisolto tra disuguaglianze, PNRR e tensioni istituzionali

di Antonio Bianco

 Il referendum vinto dal NO è un punto di partenza, non di arrivo. Le elezioni del 2022 hanno portato alla vittoria la destra, l’accordo programmatico prevedeva la riforma della giustizia, tema caro a Forza Italia e alla famiglia Berlusconi, il regionalismo differenziata targato Lega e il premierato voluto da Fratelli D’Italia e dalla Meloni.

La maggioranza poteva realizzare i sui sogni, rendere la Costituzione un pezzo di carta dalla quale erano rimossi i pesi e contrappesi necessari a mantenere l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Il collante era garantito dalla marea di soldi del PNRR, usati, in via privilegiata, per migliorare i servizi del Nord, senza tener conto che il 40% era destinato al Meridione, maglia nera dell’UE. La solenne bastonatura ricevuta dalla destra al referendum viene da lontano, trova terreno fertile nella narrazione meloniana che il Meridione ha ridotto, se non eliminato, il gap infrastrutturale, che il PIL è cresciuto maggiormente rispetto al Nord, senza tener conto che l’emigrazione dei meridionali è causa ed effetto della mancanza di lavoro e dei servizi. 

Il campo largo, con il NO, ha vinto il referendum ma non può, prima di tutto, proporre l’organizzazione delle primarie per la scelta del leader. Dovranno costruire luoghi di ascolto, di dibattito e di confronto con il popolo della Pace, giovani e cittadini scesi in piazza a sostegno della Palestina, a difesa della Costituzione e contro il governo, la guerra, il riarmo e la svolta autoritaria promossa dalla mobilitazione del “NO KINGS ITALY”. I giovani ed i cittadini, tutti, sono stati e dovranno essere i protagonisti della nuova era di rinascita culturale, sociale ed economica del Paese, a tal fine vogliono che l’industria della guerra sia convertita nella produzione di beni e servizi indispensabili per il benessere e la prosperità dell’umanità. 

Pace vuol dire anche ricreare le condizioni di dialogo fra i partiti presenti in parlamento chiamati a realizzare l’unificazione socio-economica della nazione, mai avvenuta e mai realizzata integralmente, avviando la perequazione infrastrutturale fra le due aree del Paese. Gli egoismi sono la pietra d’inciampo ad una fattiva cooperazione tra idee diverse tese a dare dignità ai cittadini, inclusi i meridionali. 

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