Il governo rimette in campo l’Autonomia Regionale Differenziata

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di Antonio Bianco

I tamburi di guerra riprendono a rullare, il governo nel collegato alla Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (NADEF) ha inserito il progetto di autonomia regionale differenziata. Non si è tenuto conto dei rilievi della commissione Carafa voluta dalla Gelmini, ministra per gli affari regionali e le autonomie, la quale metteva in luce le molteplici criticità che avrebbe comportato il trasferimento delle materie, previste dall’articolo 116 e 117 della Costituzione, dallo Stato Centrale alle regioni che ne avevano fatto richiesta. Fatti e considerazioni ritenuti irrilevanti dal “governo dei migliori” che hanno reputato i tempi oramai maturi per dare l’avvio agli accordi siglati nel 2018 dal governo Gentiloni, quattro giorni prima delle dimissioni. Volontà riaffermata al Senato con la bocciatura dell’emendamento, presentato dal Senatore De Bonis ed altri, i quali richiedevano lo stralcio del progetto di autonomia regionale differenziata dal collegato al NADEF, emendamento rigettato con un ampio voto dal governo. Quest’ultimo tace sul tema della riunificazione giuridica ed economica del Paese, il Sud ha una disoccupazione da capogiro, il reddito che è la metà di quello del Nord, il PIL da prefisso telefonico, valori che hanno provocato, tra il 2002 ed il 2017, l’emigrazione di circa 2 milioni di cittadini che hanno abbandono, in particolar modo, le aree interne del Meridione in cerca di lavoro. È pur vero che arriveranno gli 80 miliardi del PNRR, circa il 40% di 209 miliardi, altri dal Fondo di Coesione e Sviluppo (FSC), circa 50 miliardi da spendere tra il 2021 ed il 2030 ai quali si aggiungeranno 23 miliardi con la legge di bilancio 2022. L’80% di tale fondo, circa 58 miliardi, sono vincolati a spese in conto capitale nel Meridione. 

Senza dimenticare la clausola del 34% della spesa pubblica risalente al decreto Sud del Governo Gentiloni e convertito in legge nel giugno 2017 destinata alle infrastrutture. Una mega quantità di risorse finanziarie, sulla carta, da investire al Sud, che oggi è privo di un’efficiente macchina amministrativa che ha la pianta organica ridotta all’osso. Sorge un interrogativo: forse i circa 200 miliardi destinati al Sud sono l’equo contrappeso per sancire la definitiva separazione giuridica delle due macro aree che sarà determinata dalla realizzazione del progetto di autonomia regionale differenziata proposto dal Veneto, dalla Lombardia e dall’Emilia Romagna ed inserito nel collegato al NADEF?

Auspico che l’ipotesi non sia veritiera ma solo il frutto di troppa fantasia.


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