14/04/2026
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Il genocidio non fa più notizia

docente universitaria palestinese Souzan Fataye

Souzan Fatayer, docente universitaria palestinese

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Un incontro pubblico a Pollena Trocchia riporta al centro testimonianze, diritti umani e il dovere civile di non smettere di parlare della Palestina

di Antonio Bianco

Il massacro dei palestinesi è scomparso dai TG. Resta, invece, vivo e presente nella comunità italiana, tant’è che l’associazione “Pollena Trocchia solidale”, in provincia di Napoli, ha organizzato un incontro con la cittadinanza intitolato: “Non smettere di parlare della Palestina”.

Ha introdotto l’incontro con la cittadinanza il presidente dell’associazione Roberto Braibanti, modera Raffaele Calafiore. Relatori: lo studente palestinese Nasser Dallachi, la docente universitaria palestinese Souzan Fataye e la docente Maria Elena Capuano, presidente dell’ANPI di Sant’Anastasia (NA). 

Nasser Dallachi ha parlato del lungo e pericoloso esodo, delle mille sofferenze e stenti patiti prima di approdare in Europa e poi in Italia, della sofferenza del distacco dai parenti ancora vivi e la volontà di far ritorno nella sua terra.

A seguire, è intervenuta Maria Elena Capuano che ha richiamato i principi fondamentali della costituzione nonché quelli degli organismi internazionali che definiscono i diritti della persona umana sacri e inviolabili. Il genocidio perpetrato da Israele è stato disumano e non trova alcuna giustificazione o appiglio giuridico.

Sofferto e colmo di commozione è stato l’intervento Souzan Fataye che ha ricordato l’incendio delle case da parte dei coloni israeliani e la volontà fanatica dei sionisti di dar vita al grande Israele. Ha ricordato la convivenza civile fra le varie religioni nel suo villaggio e nella scuola che ha frequentato senza che vi fossero violenze o sopraffazione degli uni sugli altri. Alla fine dell’incontro è intervenuta Maria Rosaria Di Tuoro che reputa inaccettabile l’azione di Hamas alla quale Israele ha reagito con un atto sproporzionato. Senza la pace non c’è futuro.

Non può essere ignorato che i palestinesi, sono stati torturati, violentati, rinchiusi in un territorio delimitato dagli israeliani e privati della dignità di persone umane. Tutto ciò, secondo alcune risoluzione dell’ONU, riconosce ai popoli sottoposti ad occupazione straniera o coloniale il diritto di lottare per l’autodeterminazione e la libertà, anche attraverso la lotta armata.

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