I presidenti delle regioni meridionali ignorano il disegno di legge della Gelmini sul regionalismo differenziato
di Antonio Bianco
I presidenti delle regioni meridionali sono chiusi nei loro palazzi e fingono di ignorare il disegno di legge della Gelmini contrario alla volontà politica dell’UE di mettere in atto la coesione territoriale tra le due macro aree del Paese.
Non fanno sentire le loro vibrate proteste contro il provvedimento che sarà adottato dal governo e che cristallizzerà le disuguaglianze. Non chiamano in piazza il popolo meridionale privato dei diritti di cittadinanza che oramai è demoralizzato e accetta in silenzio la mancanza degli asili nido, le strade con i buchi, il trasporto locale: un sogno irrealizzabile.
I meridionali sono carne da macello, destinati a dover migrare per essere curati o per trovare un lavoro dignitoso. Né il governo ha fatto sì che i soldi del PNRR fossero indirizzati alle infrastrutture inesistenti del meridione, ancora oggi, privo di treni ad alta velocità e sempre assetato di acqua, non solo per le scarse piogge, ma per l’assenza di condotte idriche, principalmente in Sicilia, che colleghino le dighe agli acquedotti delle città.
Non abbiamo avuto il coraggio e la forza della Germania che in 20 anni ha fatto ingenti investimenti nella parte dell’est rendendo omogene le condizioni socio-economiche del popolo tedesco.
Occorre ridare forza al principio di Unità e coesione territoriale messa in pericolo dal disegno di legge della Gelmini sul regionalismo differenziato. Occorre mettere mano alla Costituzione e modificare gli articoli 116, comma 3 e 117 che, senza alcun limite, attribuiscono alle regioni richiedenti, in via esclusiva, materie di sicuro rilievo nazionale come potrà accadere per la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna e tutte le regioni del Nord. In tal senso si sono mossi dei professori universitari, inclusi molti costituzionalisti, che hanno presentato la legge di iniziativa popolare di riforma della Costituzione.
La presentazione è avvenuta alla camera dei deputati il 16 giugno 2022 da parte di Massimo Villone, Professore emerito di diritto Costituzionale dell’Università Federico II di Napoli e di Adriano Giannola, Presidente dello SVIMEZ. L’iniziativa ha la bontà di indurre il parlamento a discutere, in chiaro, e non nelle segrete stanze della Gelmini & Co., dell’autonomia regionale differenziata al fine di rendere compatibile l’articolo 116, comma 3, con l’architettura Costituzionale e riscrivere l’articolo 117 che, oggi, hanno prodotto 21 piccole patrie. Non è accettabile che le vie di comunicazione, la sicurezza sul lavoro o l’istruzione siano devolute alle singole regioni, in tal modo si mina l’Unità della nazione.
