FUNICULI’ FUNICULA’”
di Silvana D’Andrea
Napoli è Vesuvio sul sipario del suo golfo, con sapori e odori, con la luna o senza, con le voci struggenti di un popolo che lo considerava un Nume da temere e da amare.
“A’Muntagna “, era un gigante buono che aprì una voragine di fuoco per liberare la sua gamba incastrata nella roccia. Un luogo magico abitato dalle streghe: Mattavona, Ciaciona e Amelia e con un Lucifero caduto negli inferi Dalle sue lacrime divine, nacquero orti rigogliosi e vigneti con il pregiato vino del” lacrima Christi”,del Greco bianco e dell’Aglianico rosso.
Lo luppiter Vesuvius l’isola circondata dal mare, con le lave e le ceneri avvolse i crostacei, i pesci, i coralli.
Tutto sommato, era una divinità devastante ma, in fondo, anche burbera e buona .
Nelle sue viscere viveva un invisibile Drago dal morso micidiale e l’alito infetto, che , un giorno, si fece liquido e affiorò nel pozzo dei frati del convento di San Gaudioso, con una miracolosa acqua minerale, uguale all’acqua della Madonna che continua a sgorgare dal molo del porto di Castellammare di Stabia.
In sembianze di gigante, forza della natura eruttiva generò nella popolazione napoletana un timor panico, un segno di Dio per la redenzione dei peccati quando questa si fece cristiana.
Per l’elite culturale del Gran Tour, turisti colti, scienziati dilettanti, naturisti, pittori, artisti, il Vesuvio rappresentò una miniera di osservazioni particolari e uniche, di cultura e pietre minerali: una conquista faticosa, fatta a dorso di mulo, tra le lave ancora fumanti, tra gli estesi ginestreti e le orchidee selvagge, con i profumi misti della natura selvaggia e il senso di una inafferrabile bellezza.
Furono essi che tradussero le emozioni catturate in diari, testi, disegni, schizzi, e accrebbero il carisma iconografico che divenne monumento geologico mondiale.
C’era “ ‘a carrozza e’ ferramenta , un trenino elettrico con le funi d’acciaio, con due vagoncini Etna e Vesuvio .che aveva sostituito l’ inefficiente trenino a vapore.
Fu la prima funicolare al mondo costruita su un vulcano attivo. Ma “a carrozza aveva violato la natura del Dio Vesuvio e senza “o ciuccio” i guadagni della gente locale andarono persi.
L’inaugurazione della funicolare andò deserta, un vero disastro economico per i Cook che avevano investito denaro e lavoro.
Per promuovere l’originale mezzo di trasporto, una sorta di spot per incoraggiare a prendere la funicolare, fu commissionata una canzone semplice allo scrittore Turco messo al lavoro in tandem con il musicista Denza .
Nella Piedigrotta del 1880, fu presentata Funiculì Funiculà , la canzone-spot che riscosse un successo mondiale e provocò un’affluenza di turisti, anche napoletani, che vollero sperimentare il curioso mezzo.
Fischiettavano la melodia salendo su,su, fino allo spiazzo in cima, situato allo sbocco della valle del Diavolo.
Il rumore di ferraglia e l’andirivieni dei turisti ruppe il silenzio del luogo sacro e il Dio Vesuvio, iracondo e vendicativo si risvegliò nel 1911, reclamando con furia la sua terra, incendiando la funicolare e procurando morti e feriti. Ancora nel 1937, distrusse totalmente tutta la stazione.
La sacralità dei luoghi pretese che il Dio Vesuvio fosse venerato come in un tempio.
Questo tempio, oggi, è Parco Nazionale del Vesuvio, scrigno di biodiversità, di tante specie di animali, piante, minerali che ha ottenuto di fermare, alle pendici del fatal monte, la sconsiderata lava di tante costruzioni che stavano distruggendo la suggestione, la storia e la natura di un luogo sempre sacro a tutte le popolazioni che si sono succedute nel tempo sulla fertile pianura creata da un burbero nume più tutelare che vendicatore come lo vorrebbero tanti barbari che non lo hanno mai conosciuto se non per sentito dire.
