11/03/2026
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De Magistris, i giovani del Sud non possono sognare

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di Antonio Bianco

Il Sud non trattiene i giovani. L’esodo è biblico, ogni anno circa in 100 mila lasciano quest’area del paese. Nell’incontro pubblico con la Confindustria del 12 settembre c.a. tenutosi nell’Aula Paolo VI, Papa Francesco esprime la sua preoccupazione per i giovani: “Creare lavoro […] è il problema del mio paese e molti giovani vanno fuori”. Occorre creare lavoro, in mancanza si perde la dignità nonché la forza, il coraggio e l’intelligenza di migliaia di giovani che emigrano verso il Nord del paese o dell’UE.

La situazione attuale impone riflessioni profonde, agire sulla riduzione del salario per far concorrenza è la ricetta perdente in quanto, oltre a ridurre i consumi, dato molto rilevante nel Meridione, induce la migrazione forzata al fine di trovare un’equa remunerazione e la possibilità di esprimere le proprie competenze professionali. Ulteriormente deteriore è la condizione della donna che dovrebbe essere aiutata nel suo percorso di madre, costretta, però, a rinunciare al lavoro per allevare i figli.

Papa Francesco ritiene che occorre non solo una giusta remunerazione ma anche una giusta condivisione: ognuno paghi il tributo allo Stato secondo i suoi guadagni, ognuno partecipi alla costruzione del paese solidale che riconosca nella persona umana la pietra miliare della società. Su tema interviene il capo politico di Unione Popolare De Magistris e nel suo appello pubblicato sui media, afferma: “si parla poco di giovani e soprattutto, quelle poche volte di cui si parla di giovani, c’è l’impressione che i politici parlino ai loro figli e nipoti, non ai figli e nipoti del Paese Reale”. “Non è normale – prosegue – che migliaia di giovani ogni anno debbano emigrare dal Mezzogiorno per studiare o per lavorare. Stiamo letteralmente condannando a morte lenta intere aree del nostro paese, privandole di energie e talenti, per fornire a centri di potere risorse umane qualificate a basso costo”.

Ricorda che: “Noi vogliamo parlare ai fuorisede che sono costretti a spostarsi di centinaia di chilometri per studio o per lavoro, vogliamo parlare ai ragazzi che hanno dovuto abbandonare gli studi”.

“Noi di Unione Popolare – conclude – vogliamo parlare ai nostri giovani, ai figli e alle figlie del Paese Reale. Perché sono doppiamente dimenticati, in quanto giovani e in quanto gente comune. Perché Unione Popolare è un movimento della gente per la gente. E loro sono la nostra gente. Non tra un mese, un anno, un decennio. Adesso”.

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