30/04/2026
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Turisti-cecchini a Sarajevo, emergono nuovi indagati nell’inchiesta della Procura di Milano

Turisti-cecchini a Sarajevo

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A trent’anni dall’assedio, la Procura di Milano resta l’unica in Europa a tenere aperto il fascicolo.

di Silvio Di Mare

Il fenomeno dei “turisti-cecchini” a Sarajevo, ovvero presunti stranieri che durante l’assedio della città avrebbero pagato miliziani serbo-bosniaci per sparare contro la popolazione civile, torna al centro dell’attenzione giudiziaria con l’emersione di nuovi indagati. Al momento, la Procura di Milano risulta essere l’unica in Europa ad aver aperto formalmente un’inchiesta su questi fatti, a seguito di un esposto presentato dal giornalista e scrittore Ezio Gavazzeni.

Tra i primi sospettati figura un ex autotrasportatore di 80 anni, residente a Pordenone, che secondo quanto emerso dalle indagini si sarebbe recato più volte nei Balcani proprio negli anni dell’assedio di Sarajevo, attraversando quelle aree per motivi di lavoro.

L’ipotesi investigativa prende avvio dal racconto di una donna che avrebbe riferito a una giornalista di una televisione locale friulana di aver appreso direttamente dall’80enne presunte confidenze sulla sua partecipazione a quello che viene definito un “safari umano”. Secondo quanto riferito, l’uomo si sarebbe vantato di aver preso parte a queste azioni.

Sia la donna che la giornalista sono state ascoltate dagli inquirenti e le loro deposizioni rientrano tra gli elementi posti a fondamento dell’indagine. L’indagato sarà interrogato lunedì 9 febbraio.

Nel corso delle verifiche, gli investigatori hanno effettuato una perquisizione nell’abitazione dell’uomo, dove sarebbero state rinvenute sette armi legalmente detenute: due pistole, una carabina e quattro fucili. Secondo quanto trapela, l’indagato sarebbe descritto da alcune persone come appassionato di armi e ideologicamente vicino all’estrema destra, elementi che vengono valutati dagli inquirenti come indizi di contesto. La sua attività lavorativa di autotrasportatore, che lo avrebbe portato per anni a viaggiare nei Balcani, è considerata un ulteriore elemento di riscontro sulla sua presenza nelle aree interessate dal conflitto.

Gli investigatori stanno valutando testimonianze secondo cui il profilo dell’80enne presenterebbe alcune analogie con quelli descritti in passato da ex membri dell’intelligence serba in riferimento al fenomeno dei cosiddetti “turisti-cecchini”. Tuttavia, al momento non vi sono conferme definitive, e si attendono gli esiti dell’interrogatorio fissato per lunedì.

Parallelamente, sarebbe emerso anche il profilo di un ex alpinista, anch’egli sospettato dopo essersi vantato di aver preso parte alle azioni, la cui posizione è ora al vaglio degli inquirenti.

Secondo le ricostruzioni raccolte negli anni, i presunti partecipanti a questi viaggi sarebbero stati accomunati da una forte passione per le armi, da una vicinanza ideologica all’estrema destra e da luoghi di ritrovo individuati nell’area di Trieste. In base alla cronologia del conflitto, i presunti partecipanti al fenomeno dei “turisti-cecchini” avrebbero oggi un’età compresa indicativamente tra i 60 e gli 80 anni, coerente con i primi profili emersi dalle indagini. Le esperienze, stando alle testimonianze, sarebbero state pagate in contanti, con cifre che in alcuni casi arriverebbero, in valori attuali, fino a 100.000 euro.

Una testimonianza risalente al 2007 parlava inoltre dell’esistenza di filmati in cui questi presunti “turisti” si sarebbero ripresi mentre sparavano sulla città. Tali materiali, se rinvenuti, rappresenterebbero prove di particolare rilievo, ma al momento non risultano acquisiti agli atti.

Le indagini mirano ora a chiarire se l’uomo abbia effettivamente preso parte al presunto fenomeno dei “turisti-cecchini” e se esistano riscontri oggettivi in grado di confermare i racconti raccolti. Come previsto dalla legge, la sua posizione resta al vaglio della magistratura e vige la presunzione di innocenza.

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