30/04/2026
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Aumenta la povertà, il Sud in caduta libera

Cardinale Matteo Zuppi su povertà

Cardinale Matteo Zuppi

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Un Paese sempre più fragile tra povertà, divari territoriali e sfiducia politica.

di Antonio Bianco

Il Paese soffre di vecchiaia, poche le nascite, crescono le disparità socio-economiche tra il Nord ed il Meridione, è in aumento la povertà. Il futuro non è roseo, i capisaldi di una volta vacillano e si diffonde uno scenario di insicurezza e di perenne allerta. Nella sanità le lunghe liste di attesa riducono la cura e l’assistenza di 5,8 milioni di persone (ISTAT, 2024). La disoccupazione, nonché il lavoro povero e precario, fanno scivolare 5,7 milioni di persone sulla soglia della povertà assoluta (ISTAT, 2024).

Precarietà e bene comune sono stati alcuni dei temi discussi a Roma nel Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana presieduta dal cardinale Matteo Zuppi. In questo contesto, il cardinale ricorda l’azione svolta dal volontariato che non è più sussidiaria rispetto a quella dello Stato nella cura delle persone in condizione di fragilità, tant’è che: “si prende cura delle ferite del prossimo” per “riaccendere la passione di fare comunità”, si contrappone a “un condominio anonimo che condanna alla solitudine” (Avvenire, 27 gennaio 2026).

Prosegue il suo intervento introducendo il tema del referendum costituzionale sulla giustizia e la separazione delle cariche e dei pesi e contrappesi inseriti nella costituzione: “C’è un equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che è dovere preservare. Autonomia e indipendenza sono connotati essenziali per l’esercizio di un processo giusto, e tali valori devono essere perseguiti”.

Tema legato alla fuga dalle urne ed al dovere e diritto del voto: “Tutti noi parteciperemo, perché corresponsabili del bene comune del nostro Paese. Invitiamo quindi tutti ad andare a votare”. (Avvenire, 27 gennaio 2026).

Le parole del cardinale Matteo Zuppi sono un richiamo alla realtà. Gli italiani, infatti, sono preoccupati per il futuro e percepiscono la politica come “mestiere” e non come servizio offerto per il bene comune, guardano alle istituzioni con scettiscismo e le reputano incapaci di offrire risposte concrete ai bisogni quotidiani, fatto che ha prodotto disaffezione ed ha indotto 1 elettore su 4 a disertare il voto delle regionali del 2025. 

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