11/03/2026
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Totò, il principe che amava il mare: intervista alla nipote

Antonio De Curtis
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ROMA. “Totò era fiero e orgoglioso di essere napoletano” intervista ad Elena Anticoli De Curtis sua nipote

“Si fosse n’auciello, ogne matina vurria cantà ‘ncoppa ‘a fenesta toja: Bongiorno, ammore mio, bongiorno, ammore!”. E’ tra le sue preferite questa poesia dove, probabilmente, può legarsi all’estrema sensibilità di suo nonno, un principe. Sì perché nel sangue di Elena Alessandra Anticoli De Curtis scorrono i geni di un grande personaggio della cultura partenopea, quelli di Totò. Antonio De Curtis, l’uomo diventato leggenda, quasi divinizzato per i napoletani non solo per l’innata comicità ma anche per quella profondità che lo ha reso unico. Unicità, forse, risultato ottenuto dalla somma di quei silenzi contemplativi, dove amava rinchiudersi. Elena in questi ultimi anni si è avvicinata molto alla figura di suo nonno attraverso le liriche da lui scritte. Le ha lette, le ha esaminate e probabilmente in quelle parole, rigorosamente scritte in lingua napoletana, ha trovato la “chiave di volta”, cioè quel qualcosa che lo rendeva così speciale. Le poesie sono state raccolte in un libro “Il principe poeta. Tutte le poesie e le liriche di Totò” edito Colonnese, che ha appassionato migliaia di lettori in tutta Italia. “La decisione di aver ripreso le liriche di nonno è stata una scelta dettata dal fatto di far conoscere più l’uomo che l’attore” esordisce  Elena Alessandra Anticoli De Curtis nell’intervista che ci ha concesso.

Ci racconta Totò come uomo?

Un uomo sensibile, una persona che aveva l’occhio vigile sull’umanità, motivo forse della malinconia che si portava dentro. La consapevolezza di certe situazioni che nell’uomo sono immutabili.

L’amore che suo nonno provava per Napoli e per la sua “teatralità” innata?

Lui era fiero e orgoglioso di essere napoletano, sia per la lingua che per il senso di appartenenza. Roma è stata la sua città di adozione, ma Napoli era nel suo cuore. Ci tornava cinque volte al mese, camminava nei vicoli perché doveva sentire gli odori, le immagini e le sensazioni che gli appartenevano.

I posti a cui Totò era legato oltre la Sanità?

Il lungomare di via Caracciolo, Castel dell’Ovo e poi nonno era amante del mangiar bene soprattutto vista mare. E poi ancora le isole del golfo, Amalfi e soprattutto Ravello a Villa Cimbrione, lì passava le ore a contemplare il mare, era il suo modo per perdersi nell’infinito. Io sono la più piccola dei nipoti, quindi mio nonno l’ho conosciuto attraverso mia mamma e mia nonna e mi sono resa conto di tante piccole sfumature che a volte nella vita sfuggono.

Lei vive a Roma?

Nel ’69 dopo la morte di mio nonno mia madre si trasferì in sud Africa e sono venuta a Roma nell’89. Mia madre ha portato sempre le radici napoletane con se.

Ha raccolto le liriche di suo nonno, quindi è entrata in intimità sia poetica che d’animo con lui. Di tutte le poesie a quale è particolarmente affezionata? Quella a cui sono affezionata è “Si fosse n’auciello” che è la descrizione di questa coccola che riceve la donna amata, la delicatezza di questo piccolo uccellino che accarezza delicatamente i capelli, che bacia le labbra dell’amata. In questa poesia c’è tutta l’eleganza e la delicatezza di nonno.

Elena Alessandra Anticoli De Curtis. Totò
Elena Alessandra Anticoli De Curtis

https://it.wikipedia.org/wiki/Tot%C3%B2

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