14 agosto 1865: eccidio di Pontelatone da parte dei bersaglieri di Negri e Cialdini – CORREGGIAMO LA STORIA DEL RISORGIMENTO
di Elio Notarbartolo
Il 14 agosto 2011 il ministro Amato, a nome del Governo, presentò le scuse ufficiali al sindaco di Pontelatone che, 150 anni prima, aveva subito un eccidio di 400 cittadini da parte dei bersaglieri guidati dal tenente Negri per ordine del generale Cialdini luogotenente del re Vittorio Emanuele II nel Mezzogiorno d’Italia.
Bastano queste scuse?
Secondo noi de “il Confronto”: no perchè ancora oggi, nel 2022 iniziato da poco, nella scuola italiana circolano libri di Storia che ancora non hanno fatto adeguata revisione del racconto degli episodi che funestarono il Mezzogiorno, all’epoca della conquista piemontese del Sud, dove fu proclamato la stato di assedio e abolite i più elementari diritti civili, in nome di una legge che colpiva quasi tutto il Mezzogiorno: la legge Pica.
Doveva avere durata brevissima ma durò ufficialmente 5 anni con strascichi anche fino al 1870.
La storia ufficiale continua ad essere inquinata da notizie false e versioni che offendono ancora oggi la dignità di una parte della popolazione italiana.Siamo tra quelli- non confondeteci con le tesi e i cattivi pensieri dei secessionisti alla Salvini: siamo unitari e riteniamo che l’Unità non sia ancora perfezionata. Siamo tuttora Mazziniani e patrioti mazziniani, che mai hanno accettato la forma con cui si riuscì a realizzare la formale unità ,solo politica, dell’Italia, e che hanno sempre portato la loro opposizione in Parlamento, quando riuscivano ad eleggere qualche Parlamentare. Lo Stato di assedio e le famose leggi speciali stanno, proprio esse, a testimoniare che ci fu un naturale dissenso da parte delle popolazioni meridionali e una conculcazione della volontà popolare. La pur necessaria unità politica non giustifica, ancora oggi, la negazione dei diritti costituzionali a tanta parte d’Italia e mette a nudo la volontà colonialistica di quelli che seppero sfruttare le promesse di Garibaldi di distribuzione di terre ai contadini che il governo piemontese volle rendere false.
Il Sud ha sofferto per lungo tempo i soprusi del feudalesimo e dei latifondisti che si sostituirono a conti, marchesi, duchi e principi, e la speranza che Garibaldi fece sorgere nei territori che man mano andava occupando, quella stessa che i Mazziniani volevano tutelata da una Costituzione e da principi di solidarietà sociale, è ancora letta come gloria del generale dalla camicia rossa, e come astrazione velleitaria e visionaria dell’apostolo che propagandò l’unità morale, civile e politica degli Italiani.
E’ tempo di rivisitare con serietà la nostra storia che, così come incartata, ha fatto sorgere anche dubbi di inferiorità razziale e intellettuale su una popolazione che conserva, nei suoi territori e nei centri di cultura, patrimoni di pensiero critico, estetico e filosofico che ha profonde radici nelle tradizioni greche e romane in una ai segni di una grandezza antica, tramontata da tempo, sicuramente, ma mai soppressa. Sarebbe un tradimento non solo verso la popolazione del Sud ma anche verso le giovani generazioni di tutt’Italia se non si mettesse mano in questo 2022, ad una rivisitazione profonda della storia del Risorgimento.
