15/05/2026
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di Silvana D’Andrea

Amphyon Thebas, Ego Domum

su una lapide sotto il Palazzo Maiorana , nel quartiere San Ferdinando di Napoli si legge:

“Amfione costruì Tebe con il suono della sua lira,

io ho costruito il palazzo con il suono della mia voce”

Amfione era un noto eunuco dell’epoca e si racconta che con il suo talento di musico della lira aveva costruito Tebe e Maiorana aveva costruito il palazzo con il suono della sua voce.

“Caffarelli” era il suo soprannome d’arte(dal nome del maestro Caffaro), divenne famoso e ricercato dai più illustri compositori di fama mondiale per una particolarità della sua voce che proveniva dal suo stato di “Evirato (Castrato)”. L’esordio avvenne in un teatro di Roma: ,l’astro del bel canto comparve sul palcoscenico vestito da donna, incipriato, truccato,con i suoi lunghi capelli sciolti sulle spalle e con la potenza e il fascino della sua voce ,furoreggiò sul palcoscenico conquistando una tale adulazione tanto da essere definito la prima superstar operistica nel mondo. Ma ci furono altri evirati musici: gli italiani Rosini e Folignani, Ferri, Senesino, il napoletano Gizziello e Carlo Broschi che sostituirono le donne soprano, con la tecnica canora del “falsetto”( si “falsa” la voce per imitare quella femminile).

Le donne non potevano cantare nei cori delle chiese, né potevano calcare le scene, (mulier taccar in theatro) cosa non ammessa dalla Chiesa Ortodossa e Cattolica.

I cantori castrati, per secoli,furono al centro di una vera e propria rivoluzione tanto estetica quando vocale e musicale e trovarono nella Roma del Cinquecento e nella florida produzione polifonica di quel periodo, il giusto ambiente culturale e musicale per proliferare: la loro voce angelica risultava eccezionale nel dominio dei fiati e sulla potenza del suono. Inoltre, e servì per incantare migliaia di fedeli, come un ponte tra Dio e l’uomo.

Le Chiese furono invase da una quantità di fedeli e la richiesta di “castrati” aumentò vorticosamente.

La Chiesa , pur essendo la maggiore utilizzatrice dei cori dei castrati, ritenne l’evirazione un reato: la la Chiesa sa perdonarsi tutto…

Fu una pratica squisitamente italiana, e Napoli, in particolare, fu chiamata, per eccellenza,” la città di castrati.” Una città, tristemente, reduce dal massacro della peste, dalla carestia, dalla miseria e da un pauroso incremento demografico.

Per molte famiglie numerose, l’’orchiectomia(arrestava la crescita della laringe prima dell’adulto) rappresentò un miraggio favolistico di gloria, fama e ricchezze , un successo garantito ed un futuro assicurato ai loro figli.

Ma spesso, molti bambini morivano sotto i ferri a causa delle condizioni igieniche inqualificabili, effettuate con strumenti rudimentali, sia clandestinamente in botteghe di campagna, sia in città, da sprovveduti chirurghi(barbieri) e norcini(macellai del maiale).

Nonostante tutto, ci fu un ’incremento di operati (4000 fanciulli all’anno), gli orfanotrofi di Roma e Napoli erano le principali fucine di castrazione e per molti secoli alimentarono cori papali e di tutte le Chiese italiane.–

Gli dei del bel canto” attirarono folle oceaniche di fans, con l’appezzamento della nobiltà locale con favoritismi e trattamenti estremi di riconoscenza e ammirazione.

Scarlatti e da Handel scrissero musiche per i castrati.

Le loro leggendarie esibizioni, le loro bizzarrie e comportamenti divistici servirono solo ad idolatrare ancora di più gli artisti evirati.

L’ultimo castrato fu” l’angelo di Roma” Alessandro Moreschi(castrato nel 1865).che prestò servizio presso la Cappella Sistina, cantò ai funerali di Napoleone III ed interpretò la parte del soprano solista nella Messa da Requiem di Verdi a Ravenna.

La vergognosa pratica della castrazione si protrasse fino al 1903. Un decreto papale, pose fine alla terribile crudeltà.

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