John Lennon: l’uomo, il mito e il mosaico napoletano che unisce due leggende
di Bruno Marfé
Napoli – Sabato mattina, nella magnifica cornice del Maschio Angioino, la Fondazione Valenzi ha ospitato la presentazione del libro “I Giorni di Lennon: da musicista a leggenda” di Michelangelo Iossa.
Un appuntamento denso di emozione e memoria, che ha intrecciato storia musicale, diplomazia culturale e identità partenopea. Un evento non solo letterario, ma simbolico: proprio la Fondazione porta il nome dell’allora sindaco Maurizio Valenzi, figura chiave nella vicenda che legò Napoli alla memoria di John Lennon attraverso il celebre mosaico “Imagine” di Central Park.

Lennon e McCartney: leggende speculari
Mentre Paul McCartney porta in giro per il mondo il suo “Never Ending Tour” con il tour Got Back, Napoli celebra Lennon in un luogo di grande valore storico e simbolico.
Lo scorso 29 settembre, all’Acrisure Arena di Palm Springs, Paul ha aperto il concerto con Help!, lasciando affiorare l’emozione nel verso “So much younger than todaaaaay” — un attimo sospeso che ha evocato l’ombra luminosa di John.
Quello di McCartney non è un esercizio di memoria, ma un atto vitale e collettivo che rinnova la fiamma.
Leggenda contro mercato: Lennon vs. McCartney
Uno dei passaggi più intensi del dibattito napoletano ha messo a confronto due narrazioni complementari: quella romantica e tragica di Lennon, icona cristallizzata nel tempo, e quella attiva e produttiva di McCartney, oggi ancora custode e motore dell’eredità dei The Beatles.
Iossa ha ricordato come la morte prematura di Lennon lo abbia avvicinato, nell’immaginario collettivo, a figure come Marilyn Monroe e James Dean, mentre McCartney continua a tenere vivo quel patrimonio, presente nelle classifiche e nei cuori di milioni di persone in tutto il mondo.
Dallo slogan rivoluzionario alla vita borghese
Il libro racconta un Lennon in evoluzione: dall’attivista che coniava slogan come Power to the People e War Is Over (If You Want It), al borghese del Dakota Building.
Secondo Iossa, la sua scelta di ritirarsi per cinque anni non fu un abbandono, ma una strategia narrativa: costruire attesa e riflessione, per poi tornare con l’album Double Fantasy, lucido e curato, in contrasto con la ruvida energia dei primi anni ’70.
Aneddoti e voci: l’Intimità del mito
Il cuore emotivo del libro è affidato alle interviste a Yoko Ono, Sean Lennon e Julian Lennon; Yoko racconta un amore assoluto e una missione mai interrotta; Sean svela il lato domestico e ironico del padre; Julian rievoca la “piuma bianca”: il segno promesso da Lennon prima di morire e arrivato, anni dopo, dalle mani di un capo di una tribù nativa americana — un momento che ha profondamente commosso il pubblico.
Napoli e ilmosaico “Imagine”: diplomazia culturale e memoria
Uno dei momenti più suggestivi dell’incontro è stato il racconto della genesi del celebre mosaico “Imagine” a Central Park.
Negli anni ’80, grazie a un’azione di diplomazia culturale guidata proprio da Maurizio Valenzi, in corrispondenza con Yoko Ono e con il supporto del gallerista Lucio Amelio e del governatore di New York Mario Cuomo, Napoli donò alla città americana un’opera ispirata al mosaico della Domus del Citaredo di Pompei.
Realizzato dai mosaicisti vaticani Fabrizio Cassio e Antonio Cassio, fu inaugurato il 9 ottobre 1985, diventando uno dei luoghi più fotografati del mondo.
Iossa ha proposto l’installazione di una targa a New York per ricordare questo ponte culturale tra Napoli e Lennon.
Un Ponte tra passato e presente
Mentre McCartney canta, Iossa racconta.
Due linguaggi diversi, un’unica eredità. Lennon non è solo passato: è voce viva, simbolo condiviso, memoria che germoglia tra note e gesti.
“È sempre bello cantarla e cantare ancora con John”, ha detto Paul a Palm Springs.
Napoli, con la sua storia e la sua arte, ha risposto: Lennon è anche qui.
